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da Phant » 9 giugno 2025, 2:37
Aviation-report.com ha scritto:
Attacco con droni ucraini a basi aeree russe: distrutti aerei e bombardieri
Il 1° giugno 2025, l’Ucraina ha condotto un’operazione militare senza precedenti, denominata “Pavutyna” (Ragnatela), contro quattro basi aeree russe, distruggendo o danneggiando oltre 40 velivoli militari, tra cui alcuni bombardieri strategici. L’attacco dei droni ucraini, pianificato per oltre un anno e mezzo e supervisionato direttamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha colpito aeroporti militari situati in regioni remote della Russia, tra cui Murmansk, Irkutsk, Ivanovo e Ryazan.
Questo raid, che ha coinvolto droni a lungo raggio, rappresenta una delle operazioni più audaci e lontane dal confine ucraino mai effettuate da Kiev, con obiettivi distanti fino a 5.500 chilometri dalla linea del fronte. L’azione si è svolta alla vigilia di un importante round di negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul, in programma per il 2 giugno, aumentando la tensione in un momento cruciale per il conflitto.
L’attacco è stato orchestrato dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) sotto la guida del capo Vasyl Malyuk. Secondo fonti di Kiev, l’operazione ha richiesto una pianificazione complessa, con droni ucraini FPV (First Person View) armati di esplosivo, contrabbandati in territorio russo e nascosti in casse di legno caricate su camion. Questi droni sono stati attivati da remoto al momento opportuno per colpire le basi aeree. I bersagli principali hanno incluso, secondo il Kyiv Post:
- Base aerea di Dyagilevo (regione di Ryazan): un’importante base per bombardieri strategici.
- Base aerea di Ivanovo (regione di Ivanovo): utilizzata per operazioni di supporto.
- Base aerea di Belaya (regione di Irkutsk, Siberia sudorientale): situata a oltre 4.000 chilometri dal confine ucraino, è stata colpita per la prima volta, segnando un record per la portata dell’attacco.
- Base aerea di Olenya (regione di Murmansk): vicina al confine finlandese, a circa 2.000 chilometri dall’Ucraina, dove sono stati distrutti diversi bombardieri.
- Base aerea di Voskresensk (secondo alcune fonti): anch’essa colpita nell’operazione.
L’SBU ha riferito che l’attacco ha distrutto o danneggiato 41 velivoli, tra cui i bombardieri strategici Tu-95, Tu-22M3 e velivoli per la sorveglianza radar A-50. Fonti ucraine parlano anche di due Tu-160 danneggiati o distrutti; voce non confermata. Questi aerei sono regolarmente utilizzati dalla Russia per lanciare missili su città ucraine, rendendo l’operazione un duro colpo alle capacità aeree di Mosca.
Un filmato diffuso dall’SBU mostra una fila di bombardieri in fiamme, probabilmente presso la base di Belaya, confermando l’efficacia dell’attacco. Il danno stimato ammonta a circa 7 miliardi di dollari, secondo il Servizio di Sicurezza Ucraino.
Il Ministero della Difesa russo ha confermato gli attacchi, sul proprio canale Telegram, ammettendo che “alcuni aerei sono in fiamme” nelle basi di Murmansk e Irkutsk, mentre ha sostenuto che gli attacchi nelle regioni di Ivanovo, Ryazan e Amur sarebbero stati respinti. Mosca ha definito l’operazione un “attacco terroristico” e ha annunciato l’arresto di presunti responsabili, senza fornire dettagli.
Il governatore di Murmansk, Andrei Chibis, ha dichiarato che le misure di sicurezza nella regione sono state rafforzate, mentre i governatori locali hanno esortato la popolazione a non farsi prendere dal panico. Canali Telegram russi, come Mash e Baza, hanno condiviso immagini e video dei droni ucraini in volo e casse che si aprivano per lanciare i velivoli, confermando la sofisticazione dell’operazione ucraina.
L’attacco si inserisce in un’escalation di operazioni con droni ucraini da parte di Kiev, che negli ultimi mesi ha intensificato i raid contro infrastrutture militari e civili russe, inclusi aeroporti e raffinerie di petrolio. A marzo 2025, sempre Kiev aveva annunciato lo sviluppo di un nuovo tipo di drone con un raggio d’azione fino a 3.000 chilometri, il che ha reso possibili attacchi su obiettivi così distanti. L’operazione “Spiderweb” dimostra un’evoluzione tecnologica e strategica, con l’uso di droni low-cost ma altamente efficaci, alcuni dei quali prodotti con tecnologie di stampa 3D e fibra ottica.
Sul fronte opposto, l’Ucraina ha denunciato un massiccio attacco russo nella notte del 31 maggio, con 472 droni e 7 missili lanciati contro il Paese, il più grande attacco di droni dall’inizio del conflitto nel 2022. L’attacco ha causato almeno 12 morti e 60 feriti, tra cui un raid su un centro di addestramento ucraino che ha portato alle dimissioni del comandante delle forze terrestri Mykhailo Drapatyi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha elogiato l’operazione, definendola “un risultato assolutamente brillante” e sottolineando che l’Ucraina sta facendo “tutto il possibile per costringere la Russia a porre fine alla guerra”. Zelensky ha confermato che l’attacco è stato pianificato per oltre un anno e mezzo e ha coinvolto il coordinamento di più agenzie ucraine. Ha anche ribadito la priorità di un cessate il fuoco incondizionato in vista dei colloqui di Istanbul, guidati dal ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov e dal rappresentante russo Vladimir Medinsky.
L’operazione “Spiderweb”, un’operazione su larga scala alle soglie dei colloqui di pace, segna un punto di svolta nella strategia ucraina, dimostrando la capacità di colpire obiettivi strategici a migliaia di chilometri di distanza. La distruzione di oltre 40 velivoli, tra cui bombardieri strategici fondamentali per le operazioni russe, rappresenta un duro colpo per le capacità aeree di Mosca. Tuttavia, l’attacco rischia di inasprire ulteriormente le tensioni in vista dei colloqui di pace, con la Russia che accusa Kiev di “terrorismo” e minaccia ritorsioni.

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da Phant » 29 luglio 2025, 2:47
Aviation-report.com ha scritto:
Primo Mirage 2000 ucraino perso in un incidente
Il 22 luglio 2025, l’Aeronautica Militare Ucraina ha subito una perdita significativa: il primo caccia Mirage 2000-5F, fornito dalla Francia, è precipitato nella regione di Volinia a causa di un guasto tecnico. L’incidente al Mirage 2000 ucraino rappresenta un momento cruciale per le operazioni aeree di Kiev che, come sappiamo, sta integrando velivoli occidentali avanzati nel suo arsenale per contrastare la superiorità aerea russa.
Il contesto: l’integrazione del Mirage 2000 in Ucraina
Il Mirage 2000, prodotto dalla francese Dassault Aviation, è un caccia multiruolo noto per la sua versatilità, velocità e capacità di operare in scenari complessi. Introdotto negli anni ’80, questo velivolo è stato utilizzato con successo in numerosi teatri operativi, dalla Guerra del Golfo alle missioni NATO nei Balcani. La variante Mirage 2000-5F, donata dalla Francia all’Ucraina a partire da febbraio 2025, è dotata di avionica avanzata, radar RDY per il combattimento aria-aria e capacità di impiegare missili moderni come il MICA. Questi caccia sono stati integrati nella 7ª Brigata di Aviazione Tattica ucraina, con l’obiettivo di rafforzare le difese aeree contro le forze russe.
L’Ucraina, che tradizionalmente ha operato con velivoli di origine sovietica come i MiG-29 e i Su-27, sta attraversando una fase di transizione verso piattaforme NATO. Tuttavia, l’integrazione di velivoli occidentali comporta sfide logistiche e tecniche, tra cui la formazione dei piloti, la manutenzione e l’adattamento delle infrastrutture. Il Mirage 2000, con il suo design collaudato e la capacità di operare a bassa quota, è stato scelto per la sua compatibilità con le esigenze operative ucraine, in particolare per missioni di difesa aerea e attacchi di precisione.
L’Incidente al Mirage 2000 ucraino del 22 luglio 2025: cosa è successo?
Secondo le fonti ufficiali dell’aeronautica militare ucraina e resoconti internazionali, il Mirage 2000-5F è precipitato durante una missione nella regione di Volinia, nel nord-ovest dell’Ucraina, il 22 luglio 2025. Il pilota, dopo aver segnalato un malfunzionamento dell’equipaggiamento aeronautico al controllo di volo, ha eseguito correttamente le procedure di emergenza, eiettandosi in sicurezza. La squadra di ricerca e soccorso ha localizzato rapidamente il pilota, il cui stato di salute è stato descritto come stabile, senza ferite gravi. Non sono stati segnalati danni o vittime a terra, un aspetto cruciale considerando che l’incidente è avvenuto in un’area rurale.
Le prime indagini, riportate da fonti come The War Zone e Militarnyi, indicano che il crash è stato causato da un guasto tecnico, probabilmente legato al motore SNECMA M53-P2 del Mirage 2000 ucraino. Sebbene non siano stati resi noti dettagli specifici, il malfunzionamento potrebbe essere attribuito a problemi di manutenzione o all’usura di componenti critici, un’ipotesi plausibile considerando che i velivoli forniti dalla Francia erano precedentemente in servizio con l’Armée de l’Air et de l’Espace.
Alcuni commentatori su piattaforme come X hanno suggerito che il guasto potrebbe essere legato a un problema al motore, ma tali affermazioni rimangono speculative senza conferme ufficiali. È importante notare che non ci sono prove che l’incidente sia stato causato da un’azione nemica, come un abbattimento da parte di sistemi antiaerei russi, nonostante alcune voci circolate online.
Al momento, l’Aeronautica ucraina non ha rilasciato un rapporto dettagliato, ma è probabile che un’indagine approfondita sia in corso per identificare il problema, che potrebbe riguardare il motore, i sistemi avionici o altri componenti critici. La trasparenza su questo punto sarà fondamentale per mantenere la fiducia nelle capacità operative del Mirage 2000.
Le eventuali implicazioni per Kiev
La perdita del primo Mirage 2000 ucraino rappresenta un duro colpo per Kiev, soprattutto considerando il numero limitato di questi velivoli disponibili. Sebbene la Francia abbia fornito solo un piccolo numero di Mirage 2000-5F (le stime parlano di tre o quattro unità consegnate a febbraio 2025), la loro importanza strategica è elevata. Questi caccia, insieme agli F-16 promessi da diversi Paesi NATO, sono parte di uno sforzo per modernizzare la flotta aerea ucraina e ridurre la dipendenza da velivoli sovietici, spesso obsoleti e difficili da mantenere a causa della carenza di pezzi di ricambio.
Un’altra domanda frequente è: come influirà questo incidente sulle operazioni aeree ucraine? La perdita di un velivolo non compromette gravemente la capacità operativa complessiva, ma evidenzia le difficoltà di mantenere in servizio piattaforme straniere in un contesto di guerra ad alta intensità. La manutenzione dei Mirage 2000 richiede tecnici altamente qualificati e una catena logistica affidabile, elementi che potrebbero essere messi sotto pressione dalle condizioni operative in Ucraina. Inoltre, l’incidente potrebbe alimentare critiche sulla condizione tecnica dei velivoli donati, come suggerito da alcune fonti che hanno descritto i Mirage come in “deplorevole stato tecnico”.
La richiesta di più Mirage 2000
Nonostante l’incidente, l’Ucraina non sembra intenzionata a rallentare il processo di ammodernamento della sua flotta aerea. Al contrario, secondo quanto pubblicato su Militarnyi il 25 giugno 2025, Kiev ha espresso il desiderio di acquisire ulteriori Mirage 2000 per rafforzare le sue capacità di difesa aerea. Questa richiesta si inserisce in un contesto più ampio, in cui l’Ucraina cerca di ottenere più supporto militare occidentale per contrastare le continue offensive russe, che includono attacchi con droni, missili e aerei da combattimento.
Perché l’Ucraina punta anche sul Mirage 2000? La risposta risiede nelle sue capacità operative. Questo caccia è in grado di operare in ambienti ad alta minaccia, grazie alla sua agilità e al radar avanzato, ed è compatibile con una vasta gamma di armamenti, dai missili aria-aria MICA ai missili da crociera SCALP-EG. Inoltre, la Francia ha dimostrato un impegno costante nel supportare l’Ucraina.
Un altro interrogativo comune è: quanti Mirage 2000 potrebbe ricevere l’Ucraina in futuro? Sebbene non ci siano cifre ufficiali, le trattative tra Kiev e Parigi sono in corso. La Francia potrebbe donare o vendere ulteriori velivoli ritirati dal servizio attivo, ma il numero dipenderà dalla disponibilità di aerei in buone condizioni e dalla capacità dell’Ucraina di integrarli rapidamente. La formazione dei piloti, che richiede mesi, e la creazione di una rete di manutenzione adeguata rimangono ostacoli significativi.
Prospettive future e sfide
L’incidente del 22 luglio solleva interrogativi sul futuro del Mirage 2000 in Ucraina. Il Mirage 2000 è adatto al teatro operativo ucraino? La risposta è complessa. Da un lato, il velivolo offre capacità avanzate rispetto ai caccia sovietici, ma dall’altro richiede un’infrastruttura logistica sofisticata che l’Ucraina sta ancora sviluppando. Inoltre, l’intensità del conflitto espone i velivoli a un’usura accelerata, aumentando il rischio di guasti tecnici.
Un’altra questione rilevante è: come possono essere prevenuti futuri incidenti? La risposta risiede in una combinazione di manutenzione rigorosa, formazione avanzata per i tecnici e, possibilmente, l’adozione di protocolli di controllo qualità più severi per i velivoli donati. La Francia potrebbe anche fornire supporto tecnico aggiuntivo, come squadre di manutenzione o pezzi di ricambio, per garantire che i Mirage 2000 rimangano operativi.
L’incidente del Mirage 2000 ucraino segna una battuta d’arresto, ma non ferma l’ambizione di Kiev di modernizzare la sua forza aerea. La perdita, causata da un guasto tecnico, sottolinea le sfide dell’integrazione di velivoli occidentali in un contesto di guerra, ma non riduce l’importanza strategica di questi caccia. Con le richieste di ulteriori Mirage 2000 e il supporto continuo della Francia, l’Ucraina punta a rafforzare le sue difese aeree, nonostante gli ostacoli logistici e operativi.

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da Phant » 14 settembre 2025, 3:48
Aviation-report.com ha scritto:
Droni russi in Polonia: cosa sappiamo dell’evento e della reazione della NATO
Il 10 settembre 2025, un evento senza precedenti ha scosso l’Europa e il mondo dell’aviazione militare: numerosi droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco durante un massiccio attacco aereo contro l’Ucraina, spingendo la Polonia, membro della NATO, a rispondere con una reazione militare diretta. Per la prima volta nella storia dell’Alleanza Atlantica, caccia NATO, inclusi F-16 polacchi e F-35 olandesi, hanno abbattuto i droni russi in Polonia nello spazio aereo di un Paese membro, un episodio che ha sollevato interrogativi su sicurezza aerea, difesa collettiva e possibili escalation geopolitiche.
L’incursione dei droni russi in Polonia: un attacco deliberato o un errore?
Nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2025, la Polonia ha rilevato almeno 19 violazioni del proprio spazio aereo da parte di droni, molti dei quali provenienti dalla Bielorussia, alleata di Mosca, durante un attacco aereo russo su larga scala contro l’Ucraina occidentale. Secondo il primo ministro polacco Donald Tusk, l’incursione è stata definita un “atto di aggressione” e una “provocazione su larga scala”.
I droni, identificati come di origine russa, hanno sorvolato il territorio polacco, arrivando in alcuni casi a profondità significative, lontani dal confine ucraino. Un drone ha colpito una casa a Wyryki, nella regione di Lublino, causando danni materiali ma nessuna vittima. Altri frammenti di droni sono stati ritrovati in diverse località, tra cui Czosnówka e Wohyń.
Molti si chiedono se l’incursione sia stata intenzionale. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha escluso che si trattasse di un errore di navigazione, sostenendo che i droni russi in Polonia fossero “deliberatamente diretti” verso lo stato europeo. Anche l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha definito l’episodio “non accidentale”, sottolineando che rappresenta la violazione più grave dello spazio aereo europeo dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022.
La Russia, dal canto suo, ha negato intenzioni ostili, con il Ministero della Difesa che ha dichiarato di non avere “piani per colpire obiettivi in Polonia” e ha attribuito le violazioni a possibili interferenze di guerra elettronica, come il jamming GPS. Tuttavia, la traiettoria dei droni e la loro penetrazione profonda nel territorio polacco rendono difficile accettare questa versione senza ulteriori prove.
La risposta militare: F-16, F-35 e difesa aerea della NATO
La risposta della Polonia e della NATO è stata rapida e coordinata. L’Operational Command delle forze armate polacche ha attivato immediatamente le difese aeree, dispiegando caccia F-16 polacchi, supportati da F-35 olandesi, aerei di sorveglianza di tipo AWACS italiani e polacchi e sistemi di rifornimento aereo NATO. Anche i sistemi di difesa antiaerea Patriot tedeschi, schierati in Polonia, sono stati messi in stato di massima allerta. Secondo fonti ufficiali, dai tre ai sette/nove droni sono stati abbattuti, con operazioni che si sono protratte dalla mezzanotte fino alle prime ore del mattino.
Da sottolineare l’importanza di questa operazione, che ha segnato il primo impegno diretto di aerei NATO contro obiettivi nemici nello spazio aereo alleato. Gli F-16 polacchi, noti per la loro versatilità e capacità di intercettazione, hanno dimostrato ancora una volta il loro valore, mentre gli F-35 olandesi, con la loro tecnologia stealth e sensori avanzati, hanno confermato il ruolo cruciale dei caccia di quinta generazione nella difesa aerea moderna. L’integrazione di piattaforme diverse, come il velivolo CAEW italiano per il rilevamento precoce e i Patriot per la copertura antiaerea, evidenzia la forza della cooperazione NATO in scenari complessi.

Un aspetto che molti si chiedono è come i droni siano stati abbattuti. Sebbene i dettagli tecnici non siano stati divulgati, è probabile che i caccia abbiano utilizzato missili aria-aria a corto raggio, come gli AIM-9 Sidewinder, o cannoni di bordo per neutralizzare i droni, che viaggiavano a bassa quota e velocità ridotta rispetto a un jet da combattimento. La capacità di identificare e tracciare questi piccoli obiettivi, spesso difficili da rilevare per i radar convenzionali, sottolinea l’efficacia delle moderne tecnologie di difesa aerea.
Implicazioni geopolitiche e per la sicurezza aerea
L’incursione ha avuto conseguenze immediate sulla sicurezza aerea civile in Polonia. Quattro aeroporti, tra cui il principale scalo di Varsavia, Chopin, sono stati temporaneamente chiusi, causando ritardi e disagi per i passeggeri. Molti si chiedono perché tali misure siano state necessarie. La chiusura dello spazio aereo è stata una precauzione per evitare collisioni o incidenti con droni vaganti, che rappresentano un rischio significativo per gli aerei civili, soprattutto in fase di decollo o atterraggio. Una volta completate le operazioni militari, gli aeroporti sono stati riaperti, ma l’episodio ha sollevato preoccupazioni sull’impatto delle operazioni militari russe sulla sicurezza dell’aviazione civile europea.
Varsavia sta anche pianificando una zona di esclusione aerea temporanea lungo il confine orientale fino a dicembre, per limitare il traffico civile e rafforzare le difese – una mossa pragmatica, ma che dice tutto sulla gravità percepita. E non è sola: la Lettonia ha annunciato la chiusura del suo spazio aereo lungo i confini con Russia e Bielorussia, seguendo l’esempio polacco, per evitare rischi simili.
Dal punto di vista geopolitico, l’incursione ha spinto la Polonia a invocare l’Articolo 4 del Trattato NATO, che consente consultazioni tra i membri dell’Alleanza in caso di minacce alla sicurezza. Sebbene l’Articolo 5, che prevede una risposta collettiva a un attacco armato, non sia stato attivato, l’episodio ha riacceso il dibattito sull’efficacia delle difese NATO e sulla necessità di rafforzare la presenza militare lungo il confine orientale. Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha definito l’incursione “assolutamente sconsiderata” e “pericolosa”, sottolineando che l’Alleanza è pronta a difendere “ogni centimetro” del territorio alleato.
Reazioni internazionali e il ruolo di Trump
Molti si chiedono se questo evento possa portare a un’escalation del conflitto. Sebbene Tusk abbia dichiarato che non vi sono indicazioni di un’imminente guerra aperta, ha ammesso che la situazione è la più vicina a un conflitto diretto dalla Seconda Guerra Mondiale. Leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier britannico Keir Starmer, hanno condannato l’azione russa, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha chiesto un rafforzamento delle difese aeree congiunte in Europa. L’incursione è vista da molti come un test della determinazione della NATO, con la Russia che potrebbe cercare di sondare le capacità di reazione dell’Alleanza.
L’episodio ha suscitato reazioni a livello globale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato su Truth Social: “Cosa sta succedendo con la Russia che viola lo spazio aereo polacco con i droni? Ci siamo!”. Sebbene il suo tono sia apparso ambiguo, il presidente polacco Karol Nawrocki ha confermato di aver discusso con Trump, sottolineando l’unità degli alleati. Tuttavia, la posizione di Trump rimane incerta, data la sua riluttanza a fornire supporto militare diretto all’Ucraina e i suoi recenti tentativi di mediare un cessate il fuoco tra Mosca e Kyiv.
Quale sarà il prossimo passo della NATO? Per ora, l’Alleanza non ha annunciato cambiamenti nella sua postura militare, ma ha promesso di monitorare attentamente la situazione lungo il confine orientale. Paesi come Lituania, Lettonia ed Estonia, già preoccupati per le incursioni russe nei loro spazi aerei, hanno ribadito la necessità di rafforzare le difese aeree congiunte. L’idea di una “muraglia di droni” lungo i confini orientali dell’UE, proposta da Kallas, sta guadagnando consenso.
Prospettive future dopo l’incursione dei droni russi in Polonia
Per gli appassionati di aviazione militare, questo episodio evidenzia l’evoluzione delle minacce aeree moderne. I droni, come i modelli Shahed utilizzati dalla Russia, sono economici, difficili da rilevare e possono essere impiegati in sciami per sopraffare le difese aeree. La Polonia, che sta investendo massicciamente nella modernizzazione delle sue forze armate, potrebbe accelerare l’acquisizione di sistemi anti-droni avanzati, come radar per il rilevamento a bassa quota e contromisure di guerra elettronica.
Un’altra domanda frequente è se la NATO possa sviluppare nuove strategie per contrastare i droni. L’Alleanza sta già lavorando su tecnologie come i laser ad alta energia e i sistemi di jamming avanzati, ma l’incursione dei droni russi in Polonia dimostra che la cooperazione tra caccia, sistemi di difesa aerea e intelligence in tempo reale rimane fondamentale. Inoltre, l’episodio sottolinea l’importanza di esercitazioni congiunte, come quelle condotte regolarmente dalla NATO, per garantire una risposta rapida e coordinata.
L’incursione di droni russi nello spazio aereo polacco rappresenta un momento cruciale per la NATO. La risposta rapida e coordinata di Polonia e alleati dimostra la forza dell’Alleanza, ma solleva anche interrogativi su come prevenire future violazioni e gestire le crescenti tensioni con la Russia. Questo evento offre uno spaccato affascinante sull’impiego di caccia di quarta e quinta generazione, sistemi di difesa aerea e tecnologie di sorveglianza in un contesto reale. Tuttavia, il rischio di escalation rimane, e la comunità internazionale osserva con attenzione i prossimi sviluppi.
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da Phant » 17 settembre 2025, 1:48
Aviation-report.com ha scritto:
Operazione Eastern Sentry: al via l’operazione della NATO per il rafforzamento del fianco est dell’Europa
In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche lungo il fianco orientale della NATO, l’Alleanza Atlantica ha annunciato il lancio dell’Operazione Eastern Sentry, una missione multi-dominio volta a potenziare la deterrenza e la difesa contro le minacce aeree, in particolare le incursioni di droni russi.
Questa iniziativa, resa pubblica il 12 settembre 2025 dal Segretario Generale NATO Mark Rutte e dal Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR)Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR) Generale Alexus G. Grynkewich, rappresenta una risposta diretta alle violazioni dello spazio aereo polacco avvenute il 10 settembre, quando numerosi droni russi di tipo Gerbera e Shahed-136 hanno penetrato i confini NATO. Questa operazione non solo evidenzia l’impiego di asset aerei avanzati come F-16, Rafale e Eurofighter, ma anche l’evoluzione delle strategie di air policing e anti-drone nel quadro della sicurezza collettiva europea.
L’operazione si inserisce in un momento critico, con la Russia impegnata in esercitazioni militari su larga scala come Zapad 2025, che coinvolgono Bielorussia e testano i limiti della reazione NATO. Secondo fonti ufficiali, la Eastern Sentry mira a integrare pattugliamenti aerei rafforzati, sistemi di difesa terra-aria e tecnologie emergenti per il rilevamento e la neutralizzazione di UAV (Unmanned Aerial Vehicles).
Questo approccio flessibile e agile, come descritto dal Generale Grynkewich, permette di concentrare risorse esattamente dove e quando necessario, proteggendo non solo la Polonia ma l’intero arco dal Baltico al Mar Nero. Questa missione evolve il concetto di Air Policing, estendendolo a una difesa multi-dominio che combina elementi navali e aerei.
Il lancio dell’operazione Eastern Sentry: contesto e obiettivi Strategici
L’annuncio di Eastern Sentry è arrivato durante una conferenza stampa congiunta a Bruxelles, dove Rutte ha definito le incursioni russe “pericolose e inaccettabili”, sottolineando che non si tratta di un incidente isolato ma di una frequenza crescente di provocazioni aeree lungo il fianco orientale. Il 10 settembre scorso, 19 droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco, con quattro abbattuti da F-16 polacchi e F-35 olandesi, mentre altri si sono schiantati in territorio polacco.
Questa è stata la prima engagement diretta di forze NATO contro armamenti russi dalla invasione dell’Ucraina nel 2022, attivando difese come i Patriot tedeschi e un velivolo italiano CAEW per la scoperta radat. Gli obiettivi principali di Eastern Sentry includono il rafforzamento della postura difensiva NATO attraverso un maggiore flusso di informazioni tra alleati, l’integrazione di air defense systems e l’esperimentazione di nuove tecnologie counter-drone, in collaborazione con l’Allied Command Transformation (ACT).
Come spiegato da Grynkewich, “Eastern Sentry e questo nuovo approccio forniranno una deterrenza e difesa ancora più focalizzata e flessibile dove e quando necessario per proteggere le nostre persone e scoraggiare ulteriori atti sconsiderati e pericolosi“. La missione, che è partita immediatamente dopo l’annuncio, è modellata su operazioni precedenti come Baltic Sentry, lanciata all’inizio del 2025 in risposta a sabotaggi sottomarini nel Mar Baltico, e si concentra inizialmente sulla Polonia ma con potenziale espansione regionale.
Dal punto di vista dell’aviazione militare, Eastern Sentry rappresenta un’opportunità per testare l’interoperabilità di asset multinazionali in scenari reali. Le violazioni aeree non sono nuove – Estonia, Lettonia, Lituania e Romania hanno registrato simili incidenti – ma l’escalation del 2025, coincidente con l’esercitazione Zapad 2025, ha accelerato la risposta NATO.
La Polonia ha invocato l’Articolo 4 del Trattato di Washington per consultazioni, l’ottava volta dalla fondazione dell’Alleanza, segnalando una minaccia percepita alla sicurezza collettiva. Questo contesto sottolinea l’importanza strategica dell’operazione nel mantenere l’integrità dello spazio aereo NATO, un pilastro della deterrenza atlantica.
Asset aerei e navali coinvolti: il ruolo chiave dei caccia nella difesa anti-drone
Uno degli aspetti più importanti è la composizione degli asset schierati in Eastern Sentry, che privilegia una miscela di caccia multiruolo e supporto navale per una copertura multidominio. La Danimarca contribuisce con due F-16 Fighting Falcon e una fregata anti-aerea Iver Huitfeldt, capace di integrare radar avanzati per il tracking di droni a bassa quota.
La Francia schiera tre Dassault Rafale, noti per la loro versatilità in missioni air-to-air e air-to-ground, con capacità di impiego di missili Meteor per intercettazioni rapide. La Germania aggiunge quattro Eurofighter Typhoon e piattaforme con sensori AESA per la rilevazione precoce di minacce UAV.
Inoltre, F-35A Lightning II italiani e olandesi, già schierati in Estonia e Polonia, forniscono capacità stealth e fusione dei dati per un air policing potenziato. L’Italia supporta la missione anche con aerei CAEW (Conformal Airborne Early Warning) per il controllo dello spazio aereo, mentre la NATO impiega tanker MRTT per i rifornimenti in volo, estendendo il raggio operativo dei velivoli da combattimento . Il Regno Unito ha espresso la disponibilità a inviare fino a sei Typhoon, e la Spagna potrebbe contribuire con asset non specificati, ampliando la rete di copertura.
Queste piattaforme non sono solo difensive: i Rafale e gli Eurofighter, ad esempio, integrano pod di designazione laser e missili per neutralizzare droni, affrontando la sfida posta da UAV low-cost come gli Shahed-136 iraniani usati dalla Russia. La fregata danese aggiunge una dimensione navale, con sistemi CIWS (Close-In Weapon Systems) per la difesa costiera contro gli sciami di droni. Secondo analisi recenti, questa integrazione riduce i tempi di reazione da ore a minuti, cruciale contro minacce asimmetriche. É evidente come l’operazione Eastern Sentry stia evolvendo le tattiche della missione NATO Enhanced Air Policing.
Gli ultimi aggiornamenti indicano che i primi Rafale francesi hanno già iniziato pattugliamenti dalla base di Mińsk Mazowiecki in Polonia, con rifornimenti dagli A400M. Movimenti militari insoliti lungo il confine bielorusso-polacco sono stati riportati, sebbene attribuiti al l’esercitazione Zapad 2025, e la Romania ha fatto decollare su allarme i suoi F-16 dopo nuove incursioni di droni il 13 settembre, estendendo la portata di Eastern Sentry. Questi sviluppi, riportati da fonti internazionali, confermano l’operazione come un baluardo contro l’escalation russa.

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da Phant » 29 ottobre 2025, 3:49
Aviation-report.com ha scritto:
Gripen per l’Ucraina: accordo preliminare con la Svezia per un massimo di 150 aerei
In un momento cruciale per la difesa aerea ucraina, segnato dall’incremento degli attacchi della Russia, Kiev ha siglato un accordo preliminare con la Svezia per l’acquisizione di un’intera flotta di caccia multiruolo Saab JAS 39 Gripen per l’Ucraina. L’annuncio, reso pubblico il 22 ottobre 2025 durante la visita del presidente Volodymyr Zelenskyy a Linköping, sede produttiva di Saab, rappresenterebbe non solo un balzo tecnologico per le Forze Aeree Ucraine, ma anche un segnale forte di coesione europea nella fornitura di armamenti avanzati.
Con una potenziale commessa da 100 a 150 esemplari del Gripen E – la variante più moderna e performante – questo accordo potrebbe ridefinire gli equilibri nel cielo del Donbass e oltre, integrandosi con gli F-16 e Mirage 2000 già operativi. Ma quali sono le implicazioni strategiche e tecniche di questa mossa?
L’accordo bilaterale per i Gripen per l’Ucraina: da lettera d’intenti a flotta da combattimento
La firma della lettera d’intenti (LOI) tra il presidente ucraino Zelenskyy e il primo ministro svedese Ulf Kristersson non è un semplice memorandum, ma l’avvio di un partenariato industriale decennale che potrebbe valere miliardi di euro. Come dichiarato da Kristersson durante la conferenza stampa davanti a un Gripen E lucido e pronto al decollo, “oggi seguiamo un passo verso un grande accordo di esportazione per il Gripen, probabilmente tra 100 e 150 aerei, per costruire una potente aviazione ucraina“.
Zelenskyy, dal canto suo, ha enfatizzato l’urgenza. “I Gripen sono una priorità per il nostro esercito“. L’intesa include non solo la fornitura di velivoli, ma anche addestramento piloti – già in corso dal 2023 ai simulatori e con voli di prova in Svezia – e supporto logistico, con l’integrazione di radar Erieye su Saab 340 per il controllo aereo potenziato.
Ultimi aggiornamenti, emersi da dichiarazioni del ministro della Difesa svedese Pål Jonson, rivelano che parte del finanziamento – stimato in circa 7,35 miliardi di euro – proverrà da asset russi congelati nei paesi occidentali. Questo “credito” ucraino non solo alleggerisce il carico su Kiev, alle prese con un’economia di guerra, ma aggiunge un tocco ironico: Mosca potrebbe finanziare indirettamente i propri avversari. La produzione, attualmente limitata a 12-20 Gripen E annui nello stabilimento di Linköping, potrebbe espandersi grazie alla linea brasiliana di Saab-Embraer, con ipotesi di assemblaggio locale in Ucraina per accelerare le consegne. Se concretizzato, questo sarebbe il più grande ordine di esportazione per il Gripen, superando i 96 velivoli già commissionati da Svezia e Brasile.
Le capacità tecniche del Gripen E: un caccia agile per teatri ostili
Il Saab JAS 39 Gripen E non è solo un nome: è un capolavoro di ingegneria svedese, progettato ed evoluto in un multiruolo di quarta generazione++ che sfida i giganti americani e francesi. Lungo poco più di 15 metri e con un peso a vuoto di 8 tonnellate, questo monomotore equipaggiato con il General Electric F414G (98 kN di spinta) raggiunge Mach 2 a quote elevate, con un raggio d’azione di oltre 1.500 km senza rifornimento. La sua firma radar ridotta, grazie a materiali compositi e geometrie stealth-oriented, lo rende più elusivo contro i sistemi russi come l’S-400, mentre l’Active Electronically Scanned Array (AESA) Raven ES-05 individua bersagli a 250 km di distanza.
Ma è nelle operazioni austere che il Gripen brilla, ideale per l’Ucraina. Può decollare e atterrare su piste improvvisate – persino autostrade– con una turnaround time di 10-20 minuti per rifornimento e riarmo, gestita da equipaggi ridotti. Armato con fino a 7 tonnellate di carico utile, integra missili aria-aria Meteor (raggio oltre 100 km, superiore agli AIM-120 su F-16), bombe guidate GBU-39 e pod da ricognizione Litening.
L’elettronica di guerra integrata, con jammer IRST e pod EW, lo protegge in ambienti contestati, come quelli ucraini dove i droni russi proliferano. Rispetto al MiG-29 sovietico, erede di gran parte della flotta di Kiev (solo 45 esemplari operativi), il Gripen E offre avionica open-architecture per aggiornamenti rapidi e costi operativi dimezzati: circa 4.000-5.000 euro l’ora di volo contro i 10.000 del rivale.
Esperti come Justin Bronk del Royal United Services Institute sottolineano che “il Gripen E rappresenta un caccia medio più capace della flotta attuale ucraina, grazie al radar avanzato e alla capacità di lanciare il Meteor”. E i costi? Facendo una stima prendendo come esempio la proposta al Perù il costo per unità dovrebbe aggirarsi intorno ai 145 milioni di dollari, probabilmente armamenti esclusi. La commessa totale potrebbe superare i 15 miliardi, ma il finanziamento misto, inclusi i 7,35 miliardi da asset russi, lo renderebbe sostenibile per Kiev, evitando un onere puro sul bilancio di guerra.
Gripen per l’Ucraina: le implicazioni strategiche
L’eventuale acquisto dei Gripen per l’Ucraina non è solo una questione di numeri, da 100 a 150 velivoli, quasi il doppio della flotta svedese attuale, ma di trasformazione dottrinale. L’aviazione militare ucraina, ridotta a un pugno di Su-27 e MiG-29 obsoleti, ha sofferto perdite pesanti contro i Su-35 russi. I Gripen, integrati con gli F-16 danesi e olandesi (primi arrivi ad agosto 2024) e i Mirage 2000 francesi, creerebbero una forza ibrida occidentale, capace di superiorità aerea e supporto tattico. Come nota The War Zone, “il Gripen è progettato per efficienza e affidabilità in condizioni estreme, perfetto per le operazioni distribuite ucraine contro basi fisse vulnerabili“.
La Svezia, entrata nella NATO solo nel 2024, rafforza così il suo ruolo nella “coalizione dei volenterosi”, fornendo anche due Saab 340 AEW&C per coordinare le intercettazioni. Dal punto di vista geopolitico, l’accordo segnala un’Europa proattiva. Mentre gli USA esitano su forniture massive di armi, Stoccolma agisce autonomamente, potenzialmente influenzando fornitori come Lockheed Martin. Sfide? La capacità produttiva di Saab, che mira a 20-30 aerei annui, e l’addestramento. I piloti ucraini potrebbero passare dai simulatori a missioni reali in 18-24 mesi.
Inoltre, alcune fonti internazionali, confermano anche che la Svezia non esclude cessioni anticipate di Gripen C/D usati (fino a 37 disponibili dal surplus svedese), per colmare il gap fino al 2028-2030 dei velivoli versione E. Questo ibrido – legacy e next-gen – accelererebbe l’impatto sul campo, dove i droni russi continuano a sfidare il dominio aereo.
Prospettive future: un cielo ucraino all’avanguardia
Con questo accordo dei Gripen per l’Ucraina, Kiev non acquista solo aerei, ma un ecosistema. Produzione localizzata, trasferimento tecnologico e alleanze nordiche che potrebbero estendersi a Norvegia e Finlandia. Per Saab, è un boom export che consolida il Gripen come alternativa low-cost ai fifth-gen, mentre per l’aviazione militare globale segna il declino dei jet sovietici in teatri ibridi. Ad oggi, con Jonson che conferma il “credito russo” per la produzione, l’accordo appare irreversibile. Per gli osservatori, resta da vedere se Mosca risponderà con escalation aeree, ma una cosa è certa: i cieli ucraini stanno per diventare un banco di prova per l’innovazione svedese. In un’era di droni e missili ipersonici, il Gripen E potrebbe essere la chiave per un equilibrio duraturo.

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da Phant » 29 ottobre 2025, 3:51
Aviation-report.com ha scritto:
L’Ucraina valuta l’acquisto degli elicotteri Bell AH-1Z e UH-1Y
L’aviazione militare ucraina è sull’orlo di una svolta epocale. In un contesto di tensioni prolungate al confine orientale, Kyiv sta accelerando la transizione verso equipaggiamenti occidentali, lasciando indietro l’era degli elicotteri sovietici. Il 20 ottobre 2025, a Washington, delegati del governo ucraino hanno firmato con Bell Textron due lettere di intenti (LOI) che aprono la porta a una cooperazione industriale significativa. Al centro dell’accordo, la potenziale fornitura di elicotteri Bell AH-1Z e UH-1Y attraverso il programma Foreign Military Sales (FMS) del Pentagono. Questa mossa rafforzerebbe molto le capacità operative delle forze armate ucraine.
Per chi segue da vicino l’evoluzione dell’elicottero da attacco moderno, questi modelli rappresentano l’essenza della versatilità americana: condividono l’85% dei componenti, dal rotore principale ai sistemi avionici, riducendo drasticamente i costi logistici e di manutenzione. Immaginate una flotta integrata dove gli elicotteri da trasporto UH-1Y Venom fungono da trasporto tattico per truppe d’assalto, mentre gli elicotteri da attacco AH-1Z Viper forniscono copertura aerea ravvicinata con missili Hellfire. E’ una realtà che potrebbe materializzarsi nei prossimi mesi, grazie a un accordo non vincolante ma carico di potenziale.
Le specifiche tecniche: perché gli elicotteri Bell AH-1Z e UH-1Y sono ideali per l’Ucraina
Per comprendere appieno l’impatto di questa partnership, è essenziale tuffarsi nelle caratteristiche tecniche di questi iconici elicotteri militari. L’AH-1Z Viper, evoluzione del leggendario AH-1 Cobra della Guerra del Vietnam, è un elicottero da attacco bimotore con un peso massimo al decollo di 6.400 kg. Equipaggiato con due turboshaft General Electric T700-GE-701D da 1.800 shp ciascuno, raggiunge una velocità massima di 296 km/h e un raggio d’azione di oltre 540 km.
Il suo arsenale è impressionante: un cannone da 20 mm a tre canne montato sul muso, pod di razzi Hydra da 70 mm, missili aria-terra AGM-114 Hellfire e persino AIM-9 Sidewinder per l’aria-aria. Ma ciò che lo renderebbe letale in un teatro come quello ucraino è il sistema di puntamento Target Sight System (TSS), che integra sensori infrarossi e laser per ingaggi precisi anche di notte o in condizioni meteo avverse.
Accanto al Viper, l’UH-1Y Venom, discendente diretto dell’iconico UH-1 Huey, offre flessibilità pura. Con una capacità di trasporto per 12 soldati o 2.268 kg di carico utile, è bimotore anch’esso, con gli stessi T700 e una velocità di crociera di 250 km/h. Equipaggiabile con mitragliatrici da 12,7 mm alle porte e pod di razzi, eccelle in missioni di supporto logistico, evacuazione medica e ricognizione armata. La comune architettura avionica, inclusi i cockpit con display multifunzione e head-up display, permette a piloti addestrati su un modello di passare all’altro con facilità, un vantaggio cruciale per un esercito sotto pressione come quello ucraino.
Queste piattaforme non sono solo macchine da guerra. Sono ecosistemi integrati. L’85% di parti condivise significa che un magazzino unico può sostenere l’intera flotta, riducendo i tempi di fermo e i costi operativi. In un contesto dove i droni russi saturano i cieli, l’AH-1Z Viper potrebbe fungere da “cacciatore di droni” grazie alla sua agilità e ai sensori avanzati, mentre l-UH-1Y Venom supporterebbe operazioni ibride con UAV ucraini.
Lo storico dell’accordo: da discussioni riservate a firme ufficiali
Le radici di questa intesa affondano nel 2022, all’indomani dell’invasione russa. Un funzionario ucraino, parlando al Special Air Warfare Symposium, aveva già elevato l’AH-1Z in cima alla lista delle priorità per sostituire i Mi-8 e Mi-24 decimati dal conflitto. Eventi mediatici vicino al fronte, come quello ospitato dall’esercito ucraino nel 2023, avevano amplificato l’appello. “Forniteci elicotteri occidentali per continuare le missioni“. Bell, dal canto suo, ha colto l’opportunità durante l’AUSA 2025, la fiera dell’esercito USA, firmando le LOI in un contesto di crescente sostegno transatlantico.
Jeffrey Schloesser, Senior Vice President per le Strategic Pursuits di Bell, ha commentato: “… siamo orgogliosi di questo accordo e del potenziale per fornire questi incredibili aeromobili all’Ucraina. Gli H-1 possono giocare un ruolo pivotale nel rafforzare le capacità difensive, offrendo un upgrade tanto necessario“. Le lettere non specificano quantità o costi, attualmente stimati intorno ai 622 milioni di dollari per una dozzina di unità, come nel caso della Repubblica Ceca nel 2019, ma delineano un framework per la cooperazione industriale. Attraverso la vendita FMS, il Pentagono gestirebbe la vendita, accelerando processi che altrimenti impiegherebbero anni.
Ultimi aggiornamenti da fonti internazionali, confermano che le discussioni procedono spedite. Bell ha ribadito la disponibilità per fornire scorte esistenti. Dozzine di AH-1Z e UH-1Y in stoccaggio all’Aerospace Maintenance and Regeneration Group in Arizona, o i 12 Viper destinati al Pakistan ma bloccati per dispute bilaterali. La produzione H-1 sta per concludersi, con l’ultimo lotto per i Marine USA consegnato nel 2022, rendendo questa partnership un “ultimo treno” per esportazioni significative.
Bell AH-1Z e UH-1Y: modernizzazione e produzione locale
L’arrivo di questi elicotteri da attacco americani non è solo un potenziamento tattico, ma un catalizzatore per l’industria della difesa ucraina. Le LOI includono piani per un hub di manutenzione e assemblaggio in Ucraina, allineato all’iniziativa “Build with Ukraine”. Questo potrebbe significare linee di produzione locali per parti critiche, creando posti di lavoro e riducendo la dipendenza da forniture esterne. In un paese dove l’aviazione militare ha perso oltre il 50% dei suoi asset sovietici, come documentato da Flight Global, integrare i Bell AH-1Z e UH-1Y equivarrebbe a un “salto quantico” nelle operazioni aeree.
Strategicamente, questi asset risponderebbero alle vulnerabilità emerse nel conflitto. Gli elicotteri convenzionali sono prede facili per droni e artiglieria di precisione, come visto nella battaglia di Hostomel nel 2022. L’AH-1Z, con la sua bassa segnatura radar e capacità di volo a bassa quota, offrirebbe supporto aereo ravvicinato (CAS) più resiliente, integrandosi con gli F-16 donati dall’Europa. L’UH-1Y, invece, faciliterebbe trasporti rapidi in zone calde, sostituendo i Mi-8 obsoleti.
Tuttavia, le sfide persistono. La chiusura della linea di assemblaggio Bell entro il 2025 potrebbe ritardare forniture nuove, spingendo verso opzioni di seconda mano. E mentre la Slovacchia ha optato per UH-60 Black Hawk a fine 2024, l’Ucraina sembra preferire la coppia H-1 per la loro economicità e interoperabilità.
Guardando avanti, le timeline dipendono dall’approvazione USA. Le consegne potrebbero partire entro il 2026, più rapide dei Black Hawk grazie alle scorte disponibili, con Bell che ha enfatizzato la prontezza logistica, inclusi training e supporto.

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da Phant » 21 novembre 2025, 2:50
Aviation-report.com ha scritto:
Firmata lettera di intenti per l’acquisto di 100 caccia Rafale per l’Ucraina
In un momento cruciale del conflitto che infiamma l’Europa orientale, l’Ucraina ha compiuto un passo audace verso la modernizzazione della sua forza aerea. Il 17 novembre 2025, durante la nona visita del presidente Volodymyr Zelensky a Parigi, è stata firmata una lettera d’intento con la Francia per l’acquisizione di fino a 100 caccia Rafale per l’Ucraina, versione Rafale F4.
Questo accordo, siglato accanto al presidente Emmanuel Macron all’Eliseo, non è solo un’intesa commerciale. Rappresenta un ponte strategico tra l’industria della difesa francese e le esigenze immediate di un paese sotto assedio. Mentre i bombardamenti russi continuano a martellare le infrastrutture energetiche ucraine, preparando un altro inverno di privazioni, questo accordo iniziale emerge come un faro di speranza tecnologica e politica, intrecciando diplomazia e innovazione aerospaziale.
Zelensky, reduce da una serie di incontri con leader europei, stringe la mano a Macron sotto i riflettori della stampa internazionale. “Sarà la più grande difesa aerea, una delle più grandi al mondo”, ha twittato il leader ucraino poco dopo, definendo l’accordo un “momento storico” per entrambi i paesi.
Macron, dal canto suo, ha enfatizzato l’urgenza. “Stiamo pianificando 100 Rafale – è enorme, ma è ciò che serve per la rigenerazione militare ucraina”. Queste parole riflettono un impegno che va oltre i jet, poiché nella lettera di intenti sarebbe inclusi anche sistemi di difesa aerea SAMP/T, missili guidati e droni intercettori. Ma come si inserisce questo nel mosaico più ampio della guerra, e quali sfide attendono l’integrazione di questi aerei nel cielo ucraino?
L’accordo per il caccia Rafale per l’Ucraina: dettagli essenziali e contesto geopolitico
L’intesa, formalmente nota come “Declaration of Intent on Cooperation in the Acquisition of Defense Equipment for Ukraine“, apre le porte a un procurement per Kiev, riducendo la dipendenza dalle donazioni d’emergenza che hanno caratterizzato il sostegno occidentale finora. Non si tratta di un contratto vincolante, è una lettera d’intento, un framework politico che permette flessibilità nei negoziati futuri, ma il suo impatto è immediato. L’Ucraina potrà accedere alla base industriale e tecnologica francese, con potenziali trasferimenti di know-how per la produzione locale di componenti, inclusi droni da ricognizione Delair DT46 e UX11, già testati in variante loitering munition.
Al centro c’è il Dassault Aviation Rafale F4, l’ultima evoluzione del monomotore multiruolo francese, capace di missioni aria-aria, aria-superficie e ricognizione in qualsiasi condizione meteorologica. Le consegne, previste entro il 2035, inizieranno non prima del 2029, con l’obiettivo di equipaggiare gradualmente la flotta ucraina.
Questa timeline riflette la complessità della catena di fornitura. Dassault Aviation, produttore del Rafale, ha linee di produzione attive per soddisfare ordini interni francesi (la Francia ne opera circa 150-160) e esportazioni, ma l’impegno verso l’Ucraina potrebbe accelerare grazie a collaborazioni congiunte. Immaginate officine ucraine che assemblano parti di fusoliera o integrano avionica. E’ questo il sogno di una partnership che Macron ha descritto come “l’eccellenza industriale francese al servizio dell’Europa“.
Il contesto geopolitico è intriso di tensione. Con la Russia che lancia oltre 1.700 droni a settimana e adatta i profili di volo dei suoi missili per eludere i Patriot americani, l’Ucraina cerca la diversificazione. La Francia ha già fornito surplus di Mirage 2000-5F, almeno sei, con uno perso in combattimento, e ora raddoppia con i Rafale, affiancati da otto batterie complete SAMP/T, ciascuna con sei lanciatori di missili Aster 30.
Il finanziamento
Questi sistemi, più efficaci contro le minacce balistiche russe rispetto ai Patriot, rappresentano un upgrade cruciale. E il finanziamento? Qui entra in gioco un elemento spinoso. Macron ha evocato l’uso di asset russi congelati, stimati in centinaia di miliardi, o meccanismi di co-finanziamento UE. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha ribadito l’urgenza di questo approccio a Bruxelles, sottolineando che “è vitale per sostenere l’Ucraina“. Eppure, come molti si chiedono in questi giorni, basterà questa leva finanziaria per concretizzare un accordo che potrebbe superare i 10 miliardi di euro solo per i jet, esclusi armamenti e supporto logistico?
Questa domanda, quanto costerà davvero l’accordo dei caccia Rafale per l’Ucraina, riecheggia nei corridoi di Bruxelles e Kiev. Secondo stime basate su vendite recenti, come quella agli Emirati Arabi Uniti per 80 Rafale a 16 miliardi di dollari nel 2021, il prezzo unitario supera i 100 milioni di euro. Aggiungete missili Mica NG aria-aria, bombe AASM Hammer da 2.200 libbre (già impiegate sui jet ucraini di era sovietica) e SCALP-EG da crociera, e il totale schizza oltre i 20 miliardi se si considera anche l’accordo parallelo con la Svezia per 150 Gripen E.
Ma Zelensky vede oltre i numeri. “Un esercito ucraino forte è essenziale per la pace, anche se un accordo con Mosca arrivasse domani“, ha detto Macron, legando l’accordo ad una “coalizione di volenterosi” con oltre 30 paesi, guidata da Francia e Regno Unito.
Rafale F4: un alleato potente per l’aviazione militare ucraina
Per chi segue da vicino l’aviazione militare, il Rafale F4 non è solo un aereo. E’ un ecosistema integrato. Dotato di radar AESA RBE2 (active electronically scanned array) e del sistema di comunicazioni Link 16 per condividere dati in tempo reale con alleati NATO, questo jet eleverebbe l’Ucraina da una forza aerea post-sovietica a un attore occidentale altamente interconnesso. La variante F4.1, già standard per la flotta francese, include miglioramenti come il display helmet-mounted e sensori elettro-ottici per il targeting oltre la linea di vista. Le nuove configurazioni F4.2 e F4.3 promettono serbatoi “conformal” per autonomia estesa e radar GAN con tecnologia Gallium Nitride per maggiore potenza.
Ne prossimo futuro i Rafale si potrebbero integrare con i Gripen E, creando una flotta aerea potente. Per l’industria aerospaziale francese, l’accordo apre porte a joint venture. Entro fine 2025, ingegneri francesi e ucraini testeranno gli “interceptor drones”, potenzialmente assemblati a Kiev, riducendo i tempi di risposta alle minacce russe.
Ma quanto tempo ci vorrà per addestrare i piloti ucraini sui Rafale? Questa è una preoccupazione legittima, condivisa da esperti come il generale Fabien Mandon, capo di stato maggiore della difesa francese. L’addestramento richiederà mesi, se non anni, con simulatori e corsi in Francia, ma l’esperienza che si sta accumulando sui Mirage, documentata in video ufficiali di missioni reali di combattimento, dovrebbe accelerare il processo. L’Ucraina, che ha già perso dozzine di Su-27 e MiG-29, non può permettersi ritardi.
Sfide e prospettive dell’acquisizione dei caccia Rafale per l’Ucraina
Non tutto è rose e fiori in questo accordo. Criticità, come quelle espresse da alcuni media internazionali come The War Zone, lo definiscono “questionable” per la fattibilità. Come finanziare e mantenere una flotta di oltre 200 jet di quarta generazione e mezza, quando l’economia ucraina è sotto pressione? La timeline al 2035, con prime consegne nel 2029, stride con l’urgenza del fronte, dove Zelensky spinge per i Gripen svedesi usati entro il 2026. Dassault è sovraccarica di ordini, inclusi 96 Rafale per la Francia dal 2027, e non ci sono indicazioni di una eventuale produzione ucraina diretta, a differenza dei piani per i droni.
Geopoliticamente, l’accordo dipende da un cessate il fuoco. Putin ha respinto coalizioni straniere, e l’instabilità francese con discussioni sul progetto FCAS con la Germania – aggiunge incertezze. Eppure, le prospettive sono entusiasmanti. Se realizzato, l’Ucraina diventerà il primo operatore di Rafale e Gripen, rendendo la sua aviazione una delle più avanzate d’Europa. Oggi, durante la visita di Zelensky in Spagna, Madrid ha annunciato un “pacchetto sostanziale” di aiuti, inclusi elementi aerei, segnalando un effetto domino europeo.

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da Phant » 6 marzo 2026, 2:15
Theaviationist.com ha scritto:
Un F-16 dell'aeronautica militare ucraina ripreso mentre abbatte un obiettivo russo con l'APKWS II
Un F-16 dell'aeronautica militare ucraina è stato catturato per la prima volta mentre utilizzava i suoi razzi guidati Advanced Precision Kill Weapon System (APKWS) II contro un sistema senza pilota russo, ritenuto un drone One-Way Attack (OWA) di tipo Geran, in un video apparso il 17 febbraio 2025. Il video è in realtà un filmato a infrarossi del pod di puntamento Sniper utilizzato per colpire il bersaglio con il laser, parte di un video promozionale più lungo dell'aeronautica militare ucraina.

Questo nuovo sviluppo arriva dopo che un F-16 ucraino è stato recentemente ripreso da terra in un filmato non ufficiale mentre abbatteva un drone russo Geran con il suo cannone M61 Vulcan di bordo. In particolare, gli stessi droni russi Geran si sono evoluti, equipaggiando missili aria-aria (AAM) a corto raggio a guida infrarossa R-60 di epoca sovietica e sistemi di difesa aerea portatili Verba (MANPADS).
Le persistenti minacce asimmetriche hanno costretto sia l'Ucraina che la Russia a convertire i loro vecchi addestratori Yak-52 per il ruolo di anti-droni, rispettivamente nel 2024 e nel 2025. Inoltre, gli elicotteri Mi-8 ucraini stanno utilizzando le loro mitragliatrici e minigun di tipo PK montate sui portelloni per abbattere i droni Geran.
È interessante notare che un aereo Antonov An-28 modificato è stato ripreso anche in un servizio giornalistico francese mentre affrontava droni tedeschi con mitragliatrici laterali M-134.
AGR-20F APKWS II in Ucraina
L'APKWS II è stato avvistato per la prima volta su un Fighting Falcon dell'UKrAF nel dicembre 2025 , sebbene l'ultimo video rappresenti la prima volta in cui l'arma è stata registrata in modalità aria-aria nel conflitto ucraino. Il sistema VAMPIRE basato a terra, utilizzato anche dall'Ucraina su Humvee e pick-up, era stato tuttavia impiegato in passato contro i droni russi tipo Shahed.
L'immagine del dicembre 2025 mostrava l'F-16 dell'UKrAF, probabilmente in fase di atterraggio, con carrello e aerofreni estesi, e con un razzo LAU-131A/As sotto ciascuna ala. L'F-16 trasportava i razzi a sette colpi su Triple Ejector Racks (TER), che consentono fino a tre razzi su ciascuna ala.
Nella regione CENTCOM, gli F-16 dell'Aeronautica Militare statunitense volano con l'APKWS II da oltre un anno, con almeno due pod LAU-131A/A da sette colpi finora avvistati. L'Aeronautica ha anche equipaggiato un F-16 con sei pod LAU-131A/A per una capacità di carico di ben 42 razzi.
Tuttavia, quella sperimentazione sembrava essere solo una dimostrazione a terra e forse una sessione di addestramento per gli equipaggi addetti al carico di munizioni, per gestire il carico utile più grande dell'APKWS II in situazioni ad alto rischio. La necessità potrebbe tornare utile, date le tensioni con l'Iran e la convergenza delle forze statunitensi nella regione.
Nel frattempo, i caccia ucraini hanno anche attaccato altri obiettivi russi, con gli F-16 impiegati per abbattere i missili da crociera aviolanciati (ALCM) russi Kh-101 con gli AIM-9 Sidewinder, come mostrato in un video ufficiale. Il Mirage 2000 ha mostrato i segni distintivi del Kh-101 , con i suoi piloti che ne hanno decantato l'efficacia in questo ruolo, utilizzando sia il Magic 2 che il MICA AAM.

APKWS II
L'AGR-20 APKWS II è una conversione del razzo non guidato Hydra 70 , con un kit di guida laser aggiunto all'arma di base. Il sistema è posizionato tra la testata ad alto esplosivo da 10 libbre nella parte anteriore e il motore a razzo Mk66 Mod 4 nella parte posteriore, trasformando l'Hydra 70 in una munizione a guida di precisione (PGM).
Nello specifico, la sezione di guida comprende ottiche di raccolta laser montate sulle quattro ali pieghevoli, che offrono un ampio campo visivo e consentono di colpire bersagli sia in movimento che fissi.
La seconda modifica all'APKWS II è stata un aggiornamento software anti-drone, denominato AGR-20F FALCO (Fixed Wing, Air Launched, Counter-Unmanned Aircraft Systems Ordnance). Ora è l'arma preferita nel ruolo anti-UAS ed è ampiamente utilizzata contro i proiettili Houthi più economici, che costano circa 15.000-20.000 dollari, al posto dei più costosi missili aria-aria AIM-120 AMRAAM e AIM-9 Sidewinder, che valgono rispettivamente circa 450.000 dollari e oltre 1 milione di dollari.
D'altro canto, si stima che un singolo razzo APKWS II abbia un prezzo di circa 30.000 dollari. L'AIM-9 e l'AIM-120, tuttavia, fanno ancora parte del carico aria-aria standard nella regione CENTCOM.
Nell'aprile 2025, BAE Systems, sviluppatore dell'APKWS II, ha presentato un Advanced Precision Kit (APK) per i razzi Hydra da 70 mm, composto da un sensore a infrarossi (IR) in aggiunta alla guida laser esistente, rendendolo un'arma a doppia modalità. L'APK evita al pilota la necessità di puntare continuamente il drone bersaglio, consentendogli di spostarsi rapidamente su altri bersagli. BAE ha affermato che l'aggiornamento dell'APK rappresenta la fase successiva dell'evoluzione del sistema.
Nel dicembre 2025 , BAE ha annunciato di aver ricevuto un contratto dalla Marina degli Stati Uniti del valore complessivo di 1,7 miliardi di dollari, con un ordine iniziale di 322 milioni di dollari, per il sistema APKWS II. Tra i clienti figura anche lo Special Defense Acquisition Fund (SDAF), insieme ad altri utenti tra cui l'Aeronautica Militare, l'Esercito e la Marina degli Stati Uniti e diversi partner stranieri, ed è probabile che l'Ucraina riceva una grossa fetta di queste consegne. Infatti, lo SDAF è stato precedentemente utilizzato per donazioni di armi all'Ucraina.
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da Phant » 29 marzo 2026, 3:07
Analisidifesa.it ha scritto:
Sukhoi Su-35S in “modalità beast”: l’esame delle armi imbarcate
Un recente filmato rilasciato dal canale statale Zvezda TV lo scorso 17 marzo ha offerto uno spaccato tecnico fondamentale sull’impiego operativo dei caccia multiruolo Sukhoi Su-35S nelle Forze Aerospaziali russe (VKS).
Durante una sortita notturna nel settore meridionale del teatro ucraino, il caccia russo è stato osservato con una configurazione d’armamento estremamente ampia e diversificata a corto-medio e lungo raggio abbinate ad un missile antiradar che suggerisce una strategia che si può definire come di “scorta d’attacco”.
Sebbene in quel contesto il compito dichiarato fosse la protezione degli elicotteri impegnati contro obiettivi terrestri, la scelta dei missili rivela piuttosto l’intento di dominare l’intero spettro dello spazio aereo, combinando la difesa contro minacce aeree alla capacità di colpire emittenti radar nemiche.
Il carico bellico analizzato mostra una stratificazione tattica meticolosa: per il combattimento ravvicinato e gli ingaggi ad alto angolo di puntamento (off-boresight angle), il Su-35S in video monta infatti due missili aria-aria a corto raggio R-73M/74 (AA-11 Archer), essenziali per reagire a minacce improvvise, velivoli ad ala rotante, addestratori subsonici o UAV lenti che potrebbero emergere durante la scorta.
Si tratta di un missile per il combattimento ravvicinato (dogfight) e si distingue per la sua incredibile manovrabilità grazie al sistema di spinta vettoriale (TVC) che gli permette di effettuare virate strettissime subito dopo il lancio. È guidato da un sensore a infrarossi e può essere puntato semplicemente attraverso il mirino montato sul casco del pilota, permettendo di colpire bersagli che non si trovano esattamente davanti al muso dell’aereo.
Il cuore della missione è però affidato a quattro missili a medio raggio della famiglia degli R-77 (AA-12 Adder), ovvero l’R-77-1 e l’R-77M (o R-78).
Il primo rappresenta la spina dorsale dell’armamento aria-aria a medio raggio russo. È un missile “fire and forget” con guida radar attiva, caratterizzato dalle sue uniche alette posteriori a griglia che offrono un eccellente controllo aerodinamico. Rispetto alla versione base, l’R-77-1 ha una forma più affusolata e un motore potenziato che ne estende la gittata fino a circa 110 km, rendendolo il diretto concorrente degli AIM-120 AMRAAM americani.
Il secondo, l’R-77M, la cui designazione R-78 è emersa di recente all’interno della comunicazione specialistica russa e dei reportage legati al Ministero della Difesa, appare come l’evoluzione definitiva del progetto “Izdeliye 180” o K-77M. Questa nuova sigla sembra identificare la versione di serie pronta per l’impiego operativo rispetto ai precedenti prototipi contrassegnati dalla lettera “K” che indicava invece la fase di sviluppo sperimentale.

Il missile rappresenta un salto generazionale cruciale per l’aviazione russa essendo stato progettato specificamente per le stive interne del caccia di quinta generazione Su-57, sebbene sia compatibile anche con i piloni esterni del Su-35S così come mostrato nel video. Dal punto di vista tecnico la differenza più evidente rispetto alle versioni precedenti dell’R-77 riguarda l’abbandono delle iconiche alette a griglia in favore di superfici di controllo piatte e convenzionali che migliorano l’aerodinamica e riducono la traccia radar.
Le prestazioni sono state drasticamente incrementate grazie all’adozione di un radar a scansione elettronica attiva di tipo AESA che garantisce una resistenza superiore alle contromisure elettroniche nemiche e di un dual-pulse motor che estende la gittata utile fino a circa 190 km. Diverse testate di analisi militare e canali d’informazione tecnica russi hanno iniziato a confermarne l’integrazione operativa tra il 2024 e il 2025 ponendo l’R-78 come la risposta diretta ai sistemi occidentali a lungo raggio come l’americano AIM-120D o l’europeo Meteor.
In sintesi la menzione R-78 riflette il passaggio del sistema d’arma dallo stato di progetto a quello di componente attiva dell’arsenale missilistico moderno.
A estendere ulteriormente la portata dell’ingaggio interviene un singolo R-37M (AA-13 Arrow) a lungo raggio posizionato centralmente, progettato originariamente per i MiG-31 ma ora integrato pienamente sul Su-35S, con una gittata dichiarata fino a 200 km (secondo altre fonti 250 o 300 km), uno strumento concepito per tenere a distanza i bersagli di alto valore e costringere le operazioni aeree avversarie a rimanere in posizioni difensive.
La presenza di un solo missile a lungo raggio indica che il Su-35S non era in missione di caccia pura, ma incaricato effettivamente a coprire la formazione con un mix di colpi: uno per i bersagli lontani e molti altri per la difesa intermedia.
L’elemento più significativo della dotazione, infine, è il missile SEAD (Surface Emission Defence and Defense) o anti-radiazione Kh-31PM un missile supersonico antiradar evoluzione della serie Kh-31 noto in ambito NATO come “AS-17 Krypton”, progettato per distruggere i radar dei sistemi terra-aria a lungo e medio raggio. La sua caratteristica distintiva è il sistema di propulsione a statoreattore ovvero un ramjet che gli permette di mantenere velocità superiori a Mach 3 per l’intera traiettoria rendendo estremamente difficile la reazione da parte degli operatori radar nemici.
La variante “PM” in particolare, introduce una testa di ricerca a banda larga capace di operare contro una vasta gamma di frequenze radar moderne senza dover cambiare il sensore prima del decollo e vanta una gittata estesa che supera i 200 km permettendo al Su-35S di colpire i sistemi missilistici avversari da una distanza di sicurezza. La sua presenza, unita ai pod per la guerra elettronica Khibiny-M L265M10R/P (rispettivamente pod destro e sinistro), trasforma il Su-35S da semplice scorta a piattaforma multiruolo capace di azioni SEAD (soppressione delle difese aeree nemiche) selettive.
Questa configurazione asimmetrica indica che, sebbene la copertura aerea rimanga la priorità, il caccia è pronto a rispondere istantaneamente qualora i radar ucraini dovessero illuminare la formazione di volo. Non si tratta di una missione dedicata esclusivamente alla distruzione dei radar, ma di una capacità di autoprotezione attiva che permette al velivolo di operare con relativa sicurezza anche in spazi aerei contesi.
Il quadro che emerge non è quello di una routine di scorta standard, ma di un impiego avanzato del Su-35S come anello di congiunzione tra i classici Su-27 “Flanker” della guerra fredda e i sistemi di nuova generazione già pienamente operativi.
La Russia insomma continua a fare affidamento sulla flessibilità di questa piattaforma per condensare in un’unica missione compiti di difesa aerea, scorta tattica e contrasto elettronico.
In un contesto bellico dove le minacce possono giungere simultaneamente dal cielo e da terra, la capacità del Su-35S di gestire carichi bellici così eterogenei e voluminosi lo conferma ad oggi come uno dei moltiplicatori di forze più efficaci a disposizione di Mosca per mantenere la pressione tattica sul fronte, grazie anche ad una riserva missilistica superiore a quella di quasi ogni altro caccia in teatro.

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da Phant » 22 giugno 2026, 4:21
Aviation-report.com ha scritto:
Saab Gripen per l’Ucraina: accordo storico per il potenziamento della difesa aerea di Kiev
L’architettura della difesa aerea ucraina si appresta a vivere una trasformazione epocale. Durante la storica visita del Presidente Volodymyr Zelensky in Svezia, culminata in una conferenza stampa congiunta con il Primo Ministro Ulf Kristersson presso la base aerea di Uppsala, è stato ufficializzato un accordo che ridefinisce gli equilibri tecnologici nel conflitto in corso. Al centro della scena c’è il Saab Gripen per l’Ucraina, un binomio che promette di integrare le capacità operative di Kiev con uno dei sistemi d’arma più versatili sul mercato.
Un mix di donazioni e acquisti: il futuro del Saab Gripen per l’Ucraina
Il piano strutturato tra Stoccolma e Kiev non si limita a una semplice fornitura, ma si articola in una strategia a due binari. La donazione immediata e l’acquisto a lungo termine. La Svezia ha confermato l’intenzione di donare 16 caccia JAS 39 Gripen nelle versioni C/D, attingendo direttamente dai propri stock nazionali. Questi velivoli, sebbene di una generazione precedente rispetto alle ultime versioni, rappresentano una piattaforma estremamente affidabile e già matura, capace di operare in ambienti ad alta intensità.
Parallelamente, l’Ucraina ha formalizzato l’intenzione di acquistare fino a 20 nuovi Gripen E/F, la variante più avanzata prodotta da Saab. Questa commessa, del valore stimato di circa 2,5 miliardi di euro, sarà finanziata attraverso i prestiti garantiti dall’Unione Europea. Molti si chiedono come si integreranno questi nuovi assetti con la flotta esistente. La risposta risiede nella flessibilità della piattaforma svedese, progettata per operare con una logistica minima, un fattore cruciale per una forza aerea che deve costantemente delocalizzare i propri mezzi per sfuggire ai raid missilistici.
Capacità operative e integrazione dei missili Meteor
Una delle domande più frequenti tra gli analisti riguarda l’armamento. Quali saranno le capacità aria-aria del caccia Gripen per l’Ucraina? L’accordo prevede l’integrazione del missile Meteor, considerato oggi il miglior missile aria-aria a lungo raggio (Beyond Visual Range – BVR) del blocco occidentale. Grazie alla sua propulsione ramjet, il Meteor garantisce una “No-Escape Zone” sensibilmente superiore rispetto ai suoi concorrenti, permettendo ai piloti ucraini di ingaggiare i velivoli russi rimanendo al di fuori della portata delle difese nemiche.
Il Saab Gripen per l’Ucraina non è solo una piattaforma di lancio, ma un moltiplicatore di forze. A differenza degli F-16, che richiedono piste preparate e lunghe operazioni di manutenzione, il Gripen è nato per il concetto svedese di “dispersed operations”. Il velivolo svedese può decollare e atterrare su tratti stradali rettilinei e può essere rifornito e riarmato in meno di dieci minuti da squadre composte da pochi tecnici. Questa capacità risponde a un’esigenza fondamentale per la sopravvivenza della componente aerea in un teatro dove le basi aeree fisse sono bersagli costanti.
Cronoprogramma e impatto strategico nel conflitto con la Russia
Il fattore tempo rimane la variabile più critica. Una questione centrale è quando arriveranno effettivamente i primi caccia svedesi. Secondo le tabelle di marcia discusse a Uppsala, i primi 16 Gripen C/D donati dovrebbero essere consegnati a partire dall’inizio del 2027, una volta completato l’addestramento dei piloti e del personale di terra che è già in fase di pianificazione avanzata. Per i modelli di nuova produzione Gripen E/F, i tempi saranno più dilatati, con le prime consegne previste tra il 2027 e il 2030, a seconda della velocità con cui verranno finalizzati i lotti di produzione.
L’orizzonte finale dell’accordo è però ancora più ambizioso. Alcune fonti diplomatiche hanno accennato alla possibilità che l’Ucraina possa arrivare ad acquisire, nel corso del prossimo decennio, fino a 150 velivoli Gripen, trasformando Stoccolma nel principale partner tecnologico per la ricostruzione della forza aerea di Kiev.
Questo impegno non solo rafforza la difesa ucraina, ma consolida la posizione di Saab e della Svezia come pilastri della sicurezza europea. In conclusione, l’integrazione del sistema svedese rappresenta un salto di qualità non solo per la quantità di cellule fornite, ma per la filosofia operativa che il caccia porta con sé. Resilienza, tecnologia d’avanguardia e indipendenza logistica.

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da Phant » 25 giugno 2026, 2:43
Ilpost.it ha scritto:
Lo Sting è grande come un ananas, si fa con le stampanti 3D e può abbattere i droni russi che bombardano a centinaia le città
L’arma più desiderata dagli stati nel Golfo Persico in questo momento è un coso di plastica stampata grande come un ananas e con quattro eliche sotto, posato sull’erba nella regione di Kiev in Ucraina. Due militari ucraini procedono a una dimostrazione seduti davanti a uno schermo dentro a un furgone.
Il coso di plastica sembrerebbe tutto fuorché aerodinamico e invece parte a razzo, sparisce in alto nel cielo, torna verso terra, fa un paio di sprint da 400 metri ad alta velocità sopra il furgone in un senso e nell’altro e infine si libra a mezz’aria, quasi fermo, in modo che sia possibile scattare le fotografie che vedete in questo articolo. Poi fa un paio di ripartenze in verticale, e quando fa così le quattro eliche ronzano con più rabbia, e infine si posa a terra. Si chiama Sting, pungiglione, ed è prodotto da un gruppo ucraino che si chiama Wild Hornets, cioè “calabroni selvaggi”.

Gli Sting stanno risolvendo un problema enorme per l’Ucraina e per la sua popolazione. All’inizio della guerra i russi si resero conto che non potevano usare soltanto i missili per bombardare le città ucraine, perché sarebbe stato troppo costoso e perché riescono a produrre pochi missili al mese. Così acquistarono un gran numero di droni Shahed dall’Iran e poi costruirono fabbriche in Russia per produrre su licenza migliaia di droni identici.
Gli Shahed russo-iraniani sono armi a basso costo se comparati ai missili: immaginate un motorino a benzina con un paio di ali che fa lo stesso rumore e vola per ore, porta nel muso una carica da 50 chilogrammi di esplosivo (poi sono saliti a 80) e alla fine si schianta contro un palazzo ucraino.
L’idea alla base degli Shahed torna spesso nella guerra in Ucraina: non conta che un’arma sia perfetta e abbia prestazioni incredibili, conta che funzioni, se ne possano produrre tantissime in fretta e costi poco. I primi attacchi di Shahed contro Kiev risalgono all’ottobre del 2022. Nel 2024 i russi hanno cominciato a lanciare contro la capitale ucraina sciami da 500-600 droni Shahed. Era un problema serio per gli ucraini, perché come contromisura disponevano soltanto di costosi missili antiaerei che arrivavano in quantità risicate dagli alleati occidentali e soprattutto dagli Stati Uniti.
Ogni notte – perché i bombardamenti avvengono soprattutto di notte – gli ucraini dovevano fare delle scelte. Usare un missile intercettore Patriot che costa quasi quattro milioni di dollari per abbattere un drone che costa 30mila dollari? Oppure conservare il Patriot per abbattere i missili russi, che sono più rari ma anche più distruttivi? Proteggere di più il centro di una città, che include alcuni edifici di importanza strategica, oppure tentare di proteggere tutta una regione e la sua popolazione? L’inizio del mandato del presidente Donald Trump ha peggiorato la situazione perché i rifornimenti di armi sono cessati.
Gli ucraini hanno tentato un po’ di soluzioni, anche le più ingenue. Hanno piazzato delle squadre con mitragliatrici sulle tangenziali e sui tetti con il compito di abbattere i droni russi. Poi hanno cominciato a produrre e usare gli Sting. Sono piccoli droni progettati per dare la caccia agli Shahed mentre si avvicinano alle città ucraine e abbatterli in volo.

“Kate” e “Mike” sono due rappresentanti di Wild Hornets intervistati dal Post, che hanno chiesto di non apparire con i loro nomi reali per ragioni di sicurezza (comprensibili, perché per i militari russi chiunque lavori nei programmi di difesa ucraini è in cima alla lista dei bersagli da uccidere. A fine novembre hanno ucciso un ingegnere di un’azienda conosciuta, la Fire Point, prendendo di mira il suo appartamento fuori da Kiev con tre droni Shahed). Lei sotto i trent’anni, lui attorno ai 40, vestiti in abiti civili perché non sono militari.
Kate e Mike dicono che a seconda delle versioni «il prezzo di partenza [di un drone Sting] va da mille fino a 2.500 dollari, dipende se la sincronizzazione avviene con canale analogico o digitale, se ha telecamere diurne o notturne e altro». La percentuale di successo contro gli Shahed «è dell’80 per cento». Ne producono un po’ più di 10mila al mese. Vale sempre il principio menzionato prima: non conta che un’arma sia perfetta e abbia prestazioni incredibili, conta che funzioni, se ne possano produrre tantissime in fretta e costi poco.
«Lo Sting ha una batteria che gli consente di volare per 25 minuti, ma in media basta molto meno tempo, circa cinque minuti. Di solito prende di mira il drone Shahed da dietro, perché per i piloti è più facile mettersi in coda allo Shahed e raggiungerlo che tentare di intercettare la sua traiettoria da altre direzioni», aggiunge Mike. Lo Sting da mille dollari esplode prima di toccare lo Shahed da 30mila dollari in modo da investirlo con lo scoppio e farlo esplodere in volo, che è la soluzione preferita. Altrimenti lo Shahed potrebbe precipitare ed esplodere a terra.
Gli Sting mitigano i bombardamenti con droni della Russia al punto che la vita a Kiev di giorno sembra normale. Giovedì 14 maggio i russi hanno attaccato Kiev con 675 Shahed (1.428 se contiamo tutta l’Ucraina) e 56 missili. I militari ucraini hanno abbattuto 652 Shahed diretti verso Kiev, il 97 per cento (non soltanto grazie agli Sting). L’attacco ha ucciso 25 civili, 20 per l’esplosione di un singolo missile che ha centrato un palazzo residenziale. Poi domenica 24 maggio c’è stato il peggior attacco russo contro Kiev di questa guerra: 600 droni e 90 missili. Gli ucraini hanno intercettato 549 droni.
I russi hanno lanciato circa 60mila Shahed in questa guerra. Se gli ucraini non riuscissero a intercettarne la maggioranza, le metropoli ucraine sarebbero invivibili e ci sarebbero scene di distruzione come nella Striscia di Gaza. Kiev è una città presa di mira ogni mese da migliaia di droni esplosivi russi dove la gente mangia la pizza ai tavolini all’aperto.
Gli Sting sono posizionati anche attorno ad altre città ucraine, come Kharkiv, assieme a sistemi di difesa più convenzionali contro i raid dei droni. Diego Fedele, un fotografo italiano che lavora a Kharkiv, dice di essere uscito in pattuglia con una squadra che ha il compito di abbattere i droni russi con una mitragliatrice e che i soldati ucraini sparavano ma «gli Sting arrivavano prima contro i bersagli». I soldati hanno raccontato al fotografo «di essere molto frustrati del fatto che non riescono a sparare tanto quanto prima dell’avvento degli intercettori».
Gli Sting sono importanti per la parte Aria della cosiddetta strategia «Aria, Terra, Economia» proposta dal ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, 35 anni, per costringere la Russia a negoziare. La strategia prevede di usare droni e altre armi avanzate per intercettare almeno il 95 per cento dei droni e dei missili russi in arrivo (Aria). Uccidere o ferire in modo grave più soldati di quanti la Russia riesca a reclutarne (Terra). Indebolire l’economia russa facendo esplodere i terminal petroliferi per l’esportazione (Economia).
Il fatto che gli ucraini stiano escogitando delle contromisure ai bombardamenti russi non vuol dire che le cose stiano andando bene, da questo punto di vista. Il 2026 a questo ritmo diventerà l’anno con più civili ucraini uccisi dalla guerra.

Wild Hornets è nata come associazione di volontari, inclusi alcuni ingegneri, che raccoglieva donazioni e comprava droni commerciali per i reparti al fronte. Poi si è evoluta in azienda produttrice di droni, per far fronte a tutte le richieste. I soldati chiedevano modifiche e miglioramenti ai droni e gli Wild Hornets eseguivano. Infine con tutta l’esperienza accumulata si sono chiesti: «Perché con i nostri droni non proviamo ad abbattere gli Shahed?».
Altre società produttrici ucraine si sono aggiunte e producono droni simili allo Sting. I loro nomi sono giochi di parole osceni. C’è il P1-SUN della SkyFall, dove pisun è un termine volgare per dire pene. O il D1L-Duck della Falcons, che fa riferimento a un grosso dildo.
Mike spiega che gli Shahed arrivano da tutte le direzioni e che è necessario preposizionare molte squadre con molti Sting attorno alle città se si vogliono avere chance alte di fermare gli attacchi. Fino a oggi i piloti di Sting dovevano stare vicino ai loro droni per usarli e non era sicuro, perché i russi danno la caccia ai dronisti. Ora però, aggiunge Mike, «siamo in grado di pilotare uno Sting anche da migliaia di chilometri di distanza. Questo è un balzo in avanti tecnologico che ci facilita le cose tantissimo».
«Se vogliamo, possiamo nascondere un pilota di Sting molto bravo tra le montagne dei Carpazi [uno dei luoghi più tranquilli del paese, vicino al confine con Romania e Ungheria] e poi fargli intercettare gli Shahed ovunque in Ucraina a seconda di dove attaccano i russi quella notte», aggiunge Mike. Basta preparare in anticipo gli Sting in posizioni attorno a una città e quando serve connetterli al pilota.
«Nel giro di un paio di mesi metteremo gli Sting su imbarcazioni-drone, in grado di navigare da sole. È una cosa molto importante per una città come Odessa, per esempio, che i russi attaccano dal mare perché così gli Shahed hanno più possibilità di schiantarsi sui bersagli», dice Mike. «Il mare era il lato meno protetto perché non potevamo piazzare delle batterie di intercettori in mezzo all’acqua. Adesso siamo nella fase dei test per farlo».
Nel frattempo gli ingegneri ucraini stanno lavorando a una nuova generazione di Sting, progettata per volare più velocemente e intercettare i nuovi modelli di Shahed, più costosi e più difficili da abbattere. A differenza delle versioni precedenti, questi droni Shahed russi sono dotati di un motore a reazione anziché di un motore convenzionale e sono capaci di volare a oltre 400 chilometri all’ora.
Da tutto questo si capisce perché i paesi del Golfo Persico sono attratti da questo tipo di arma. Sono dirimpetto alla costa iraniana e sono separati dall’Iran soltanto da 300 chilometri circa di mare nel punto più largo. Durante la guerra in Medio Oriente sono diventati i bersagli di migliaia di droni Shahed iraniani, che hanno colpito aeroporti, hotel, raffinerie di petrolio e terminal per l’esportazione. Mercoledì i droni iraniani hanno attaccato con successo l’aeroporto internazionale di Kuwait City, capitale del Kuwait.
L’idea di avere una difesa aerea poco costosa, che può essere piazzata anche nel mare davanti all’Iran e può essere comandata da remoto deve suonare particolarmente bene agli stati più ricchi del Golfo, che a causa degli attacchi rischiano di perdere sia la loro capacità di esportazione di gas e petrolio sia la loro immagine di paradisi per turisti internazionali.
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar a marzo hanno invitato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in visita ufficiale e hanno firmato contratti con i quali s’impegnano a inviare all’Ucraina alcuni missili Patriot (che servono per fermare i missili russi) e a pagare in modo generoso le forniture di droni ucraini per fermare gli Shahed. L’Ucraina ha mandato 200 militari a prestare assistenza. Molti altri paesi potrebbero avere interesse ad avere a disposizione droni Sting, magari solo per tutelarsi in caso di problemi futuri.
Per quanto gli Sting e gli altri intercettori siano nuovi e in evoluzione, gli ucraini stanno già testando un’arma successiva: un laser capace di distruggere i droni russi in volo a parecchi chilometri di distanza. Altri stati, come Regno Unito e Israele, stanno ottenendo buoni risultati con i laser per la difesa aerea, almeno nella fase sperimentale. Il costo di esercizio di un laser di questo tipo sarebbe irrisorio.
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da Phant » 6 luglio 2026, 3:55
Repubblica.it ha scritto:
Il record del caccia russo: abbatte un jet ucraino a 190 chilometri di distanza
I duelli tra caccia nel conflitto ucraino sono una vera rarità. Per questo tre giorni fa la distruzione di un Mig-29 di Kiev, colpito durante un raid nella zona di Poltava, ha acceso un dibattito tra gli esperti. L’ipotesi dominante infatti è che sia stato abbattuto da un Sukhoi Su-35S Flanker russo, che si trovava a ben 190 chilometri di distanza: si tratterebbe di un record assoluto. Il primato sarebbe stato permesso da un missile aria-aria R37M, un’arma a lunghissimo raggio capace di raggiungere bersagli anche a 350 chilometri.
Le sfide nei cieli di Kiev
All’inizio dell’invasione si è parlato di combattimenti molto ravvicinati durante l’assedio della capitale, che hanno alimentato la leggenda del “Ghost of Kiev”, l’asso ucraino in grado di fare strage di jet nemici: una sorta di eroe collettivo, creato per sottolineare l’eroismo dei piloti decollati per fermare gli attacchi dell’aeronautica di Mosca, che ha squadriglie dieci volte superiori.
In realtà, già nella tarda primavera 2022 i Sukhoi russi hanno evitato di ingaggiare sfide a breve raggio: impauriti dall’efficacia della contraerea, sono rimasti di pattuglia all’interno del loro territorio pronti a scagliare una panoplia di armi a lungo raggio. Il gigantesco R37M è quella più potente: è lunga quattro metri, pesa mezza tonnellata e ha quasi settanta chili di esplosivo. Dispone di un radar che lo guida in maniera autonoma nella fase finale della traiettoria, ma può venire diretto pure dai sensori di velivoli differenti da quello che lo ha lanciato. Le alette sul muso e le caratteristiche del motore gli garantiscono una grande manovrabilità a cui aggiunge una velocità massima pari a sei volte quella del suono.
Si tratta di un ordigno progettato per gli intercettori Mig-31, l’ultima variante del mitico Foxbat della Guerra Fredda, incaricati di proteggere la Russia dai bombardieri della Nato. Poi è stato integrato nel nuovissimo “stealth” Sukhoi Su-57 Felon e dall’estate 2025 compare sui Su-35S che più spesso intervengono in Ucraina: questi intercettori sono stati filmati al decollo con un singolo R37M. Le sue prestazioni hanno anticipato gli sviluppi dei missili aria-aria cinesi: il raggio d’azione – che nel caso del Mig31 si spinge fino a 400 chilometri – serve a tenere sotto tiro gli assetti strategici dell’aviazione statunitense, come le cisterne e i radar volanti.
Le nuove dimensioni della guerra aerea
E’ la nuova tendenza della guerra aerea, che allunga le distanze dei duelli. Lo si è visto nel breve conflitto tra India e Pakistan del maggio 2025. Un modernissimo Rafale indiano è stato abbattuto da un caccia JC10 C usando un missile PL15, entrambi di produzione cinese: alcune fonti sostengono che lo scontro sarebbe avvenuto a duecento chilometri di distanza, altre l’hanno poi ridotta a 180 chilometri.
Sono tutte informazioni prive di conferme ufficiali, perché nessun Paese vuole rivelare doti o limiti del proprio arsenale. Nell’ottobre 2022, ad esempio, un Sukhoi SU 27 ucraino è stato distrutto da un missile che ha percorso 217 chilometri: c’è chi l’ha attribuito sempre a un R37M, lanciato però dal caccia stealth Su57 Felon, e chi invece a una batteria terra-aria S300. Sono dispute che appassionano solo gli esperti. Quello che è certo è che i confini delle battaglie tra velivoli si stanno allargando a dismisura: come se jet in volo su Bologna andassero a colpire quelli nei cieli di Roma.
La rincorsa dell’aviazione americana
Anche il Pentagono sta cercando di adeguarsi a questa evoluzione. Oggi gli intercettori dell’Air Force dispongono dell’AIM-120 D - spesso indicato con la sigla Amraam o con il nomignolo Slammer - accreditato di una portata di 160 chilometri ma sta ordinando in quantità il nuovo e segretissimo AIM-260. Si reputa sia letale a trecento chilometri e disponga di elettronica avanzatissima che ne hanno fatto lievitare il costo a quasi sei milioni di dollari per esemplare.
Nonostante la corsa ai supermissili per le sfide ultralunghe, l’eventualità di duelli serrati non viene esclusa. Vengono chiamati dogfight: sono le acrobazie che si vedevano nel primo film “Top Gun”, in cui il pilota deve riuscire a mettersi alle spalle del rivale. Negli scenari attuali i sistemi di disturbo elettronico possono azzerare i radar a lungo raggio e riportare i combattimenti “ai ferri corti”. Non a caso, i Sukhoi russi sul fronte ucraino hanno sempre sotto le ali quattro missili progettati per questo tipo di scontri.

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da Phant » 13 agosto 2026, 1:46
Aviation-report.com ha scritto:
Operazione IRINI: nave Thaon di Revel abborda petroliera appartenente alla “flotta ombra” russa
Questa mattina, 2 agosto, Nave Thaon di Revel della Marina Militare, nave ammiraglia dell’Operazione IRINI, missione EUNAVFOR MED dell’Unione Europea nel Mediterraneo, ha effettuato un controllo sulla petroliera Toa Payoh, sottoposta a sanzioni dell’Unione Europea e appartenente alla cosiddetta “flotta ombra” russa, per verificarne la nazionalità, che per le navi è determinata dalla bandiera che sono autorizzate a battere. La Toa Payoh naviga dichiarando bandiera del Camerun.

“Desidero complimentarmi con il personale di Nave Thaon di Revel e con tutti i militari coinvolti nell’operazione per la professionalità, la preparazione e la fermezza dimostrate. Anche questa attività testimonia concretamente il contributo dell’Italia alla sicurezza del Mediterraneo e all’azione dell’Unione europea”, ha dichiarato il Ministro della Difesa Guido Crosetto.
La petroliera, partita il 16 luglio dal porto di Cotonou, in Benin, e diretta a Istanbul, è stata intercettata a ovest di Pantelleria. Il comandante della petroliera, inizialmente, non ha fornito la collaborazione richiesta. Una squadra di militari italiani ha quindi raggiunto la nave con un elicottero SH90 di Nave Thaon di Revel e ha effettuato i controlli previsti. L’attività, svolta con il supporto di una nave greca e di un aereo da pattugliamento polacco, è durata circa due ore e si è conclusa regolarmente e in piena sicurezza.
L’operazione, condotta in acque internazionali nell’ambito del mandato europeo dell’Operazione IRINI, si è svolta nel pieno rispetto dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che consente a una nave militare, in presenza delle condizioni previste, di procedere alle verifiche necessarie sulla nazionalità di un mercantile e sulla bandiera che è autorizzato a battere. Sono ora in corso le verifiche sulle informazioni e sulla documentazione acquisita durante il controllo.

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da Phant » 12 ottobre 2026, 4:21
Aviation-report.com ha scritto:
Crisi di prontezza della flotta ucraina di F-16
La flotta ucraina di F-16 rappresenta oggi un pilastro della difesa aerea di Kiev contro i crescenti attacchi russi con droni e missili da crociera. Tuttavia, fonti occidentali e dichiarazioni ufficiali recenti delineano una situazione di forte pressione sulla disponibilità operativa di questi caccia. Più della metà degli aerei risulta impegnata in cicli di manutenzione prolungati, mentre il ritmo delle operazioni continua a consumare ore di volo e scorte di munizioni.
Il Wall Street Journal ha riportato a fine settembre 2026 che oltre la metà degli F-16 ucraini si trova in quello che una fonte occidentale ha definito “limbo manutentivo”. Secondo la stessa fonte, al ritmo attuale di impiego e riparazioni, l’Ucraina potrebbe esaurire gli esemplari ancora disponibili entro la fine dell’anno.
Questi F-16AM/BM, provenienti principalmente da Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e ora Belgio, sono varianti aggiornate di aerei costruiti negli anni Settanta e Ottanta. Anche se hanno ricevuto modernizzazioni di mezza vita, le cellule stanno accumulando fatica strutturale e richiedono ispezioni ogni circa 300 ore di volo.
Negli Stati Uniti una tale ispezione richiede di solito da due a sei settimane. In Belgio, presso Sabena Aerospace Engineering, i tempi possono allungarsi fino a 40 settimane. Il Pentagono ha assegnato a Sabena un contratto con tetto di circa 235,5 milioni di dollari per la manutenzione intermedia e di deposito degli F-16 e dei motori ucraini, valido fino al gennaio 2029.
Perché la flotta ucraina di F-16 subisce pressioni manutentive crescenti
L’intensità operativa spiega gran parte del problema. Gli F-16 ucraini svolgono un ruolo centrale nell’intercettazione dei droni Geran a propulsione a getto, più veloci e difficili da contrastare rispetto ai modelli a elica. Fonti aperte e dichiarazioni del comando aereo ucraino indicano che i piloti hanno abbattuto oltre 2.500 droni di vario tipo e circa 650 missili da crociera, oltre a eseguire centinaia di missioni aria-suolo con munizioni come le GBU-39 Small Diameter Bomb. Ogni missione aggiunge ore di volo e avvicina l’aereo alla prossima ispezione programmata.
Il presidente Volodymyr Zelensky, in un’intervista al Financial Times pubblicata il 2 ottobre 2026, ha riconosciuto che circa metà degli F-16 ucraini trascorre lunghi periodi in Europa per riparazioni e manutenzione. Ha aggiunto che alcuni aerei restano fuori servizio così a lungo da far perdere tempo prezioso nelle operazioni di difesa aerea e ha chiesto ai partner occidentali di trasferire una quota maggiore del lavoro di manutenzione in territorio ucraino, per ridurre i tempi di rientro in linea.
Valutazioni allarmistiche
Il Ministero degli Esteri ucraino ha poi smentito le valutazioni più allarmistiche. Il portavoce Heorhii Tykhyi ha dichiarato il 2 ottobre che i rapporti su tassi di disponibilità “catastroficamente bassi” e tempi di manutenzione eccessivamente lunghi non corrispondono alla realtà. Secondo Tykhyi, i partner industriali continuano a restituire aerei revisionati a un ritmo crescente e i tempi di turnaround stanno diminuendo, non aumentando.
Ha comunque ammesso che il sostegno di questi velivoli di prima generazione pone sfide, perché alcuni componenti non sono più in produzione e diventano sempre più difficili da reperire. Sabena Engineering ha a sua volta respinto le accuse di ritardi significativi, affermando di collaborare con partner governativi e industriali per massimizzare la disponibilità.
Come si inseriscono le nuove consegne belghe in questo quadro? Il 29 settembre Zelensky ha annunciato l’accordo per la cessione di tre F-16 belgi entro la fine del 2026, con procedura accelerata. Il Belgio ha promesso fino a 30 aerei (parte di un impegno più ampio della coalizione che supera i 100 esemplari in totale), ma le consegne dipendono dal ritmo di ingresso in servizio dei suoi F-35. Kiev ha già ricevuto consegne urgenti di munizioni per F-16 da Belgio e Spagna, tra cui missili AIM-9 Sidewinder, AIM-120 AMRAAM e proiettili da 20 mm.
Operazioni e munizioni: come la flotta ucraina di F-16 affronta i droni
Gli F-16 si rivelano particolarmente adatti a contrastare i droni a getto russi. Questi raggiungono velocità fino a circa 600 km/h e volano a quote più impegnative. Quando le scorte di missili aria-aria si assottigliano, i piloti ricorrono sempre più al cannone M61 Vulcan da 20 mm e ai razzi a guida laser APKWS II, soluzioni più economiche ma che richiedono distanze di ingaggio minori.
Kiev e il Ministero della Difesa stanno negoziando forniture aggiuntive di proiettili da 20 mm proprio per sostenere questo tipo di missioni. Allo stesso tempo, gli stessi missili AMRAAM alimentano anche i sistemi NASAMS a terra, creando una competizione interna per le scorte occidentali già sotto pressione.
Stime collocano gli aerei ricevuti finora tra i 40 e i 50 esemplari, con cinque perdite confermate e una parte trattenuta per l’addestramento in Europa. Una volta completate le consegne danesi e belghe, la flotta potrebbe avvicinarsi agli 80 velivoli. Diventando il modello di aereo più numeroso in servizio in Ucraina. Nel frattempo gli aerei sovietici residui (MiG-29 e Su-27) e i Mirage 2000-5 francesi continuano a operare. Tuttavia non riescono a compensare facilmente un’eventuale riduzione della disponibilità degli F-16. I Gripen svedesi, invece, arriveranno solo a partire dal 2027.
Prontezza operativa della flotta
Quali sono le prospettive immediate per la prontezza della flotta? Gli esperti occidentali sottolineano che il collo di bottiglia non risiede solo nei tempi di ispezione. Ma anche nella disponibilità di parti, nella capacità dei depositi e nella logistica di una flotta relativamente piccola sottoposta a un tempo di volo intensivo. Trasferire parte della manutenzione in Ucraina o rafforzare la capacità in Romania potrebbe ridurre i tempi di indisponibilità. Allo stesso tempo, l’arrivo di ulteriori aerei e munizioni resta essenziale per mantenere la pressione sulla difesa aerea russa durante l’inverno.
La flotta ucraina di F-16 dimostra ogni giorno il valore operativo di un caccia occidentale in un contesto di guerra ad alta intensità. Le difficoltà di sostegno logistico e manutentivo, però, ricordano che la quantità di aerei consegnati non basta. La vera misura della capacità risiede nel numero di velivoli pronti al decollo quando servono. I prossimi mesi diranno se i partner occidentali riusciranno ad accelerare i cicli di revisione e a rendere più resiliente l’intero sistema di supporto.

Bye
Phant
