Il programma Tempest

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Il programma Tempest

Messaggio da Aviators » 17 luglio 2018, 18:10

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L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco,il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.

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Re: Il programma Tempest

Messaggio da Phant » 16 agosto 2018, 2:07

Analisidifesa.it ha scritto:
Il Giappone valuta la cooperazione con Londra nel programma Tempest

Il Giappone sta prendendo in considerazione l’idea di affiancare il Regno Unito nel programma Tempest per lo sviluppo dell’aereo da combattimento di sesta generazione presentato al Farnborough International Airshow 2018 a metà luglio i cui lavori sono affidati a BAE Systems accanto ai partner Leonardo, MBDA e Rolls-Royce.

Secondo il Jane’s Defence Weekly questo impegno proseguirà attraverso il programma in corso in Giappone per valutare le opzioni per sostituire i caccia Mitsubishi F-2.

Il ministro della Difesa giapponese Itsunori Onodera (foto a lato), ha confermato che il Giappone e il Regno Unito hanno avuto uno “scambio di opinioni” sulla possibilità di un progetto di combattimento aereo congiunto per soddisfare i requisiti delle Forze aeree di autodifesa giapponesi (JASDF).

Inoltre, riconoscendo che il Regno Unito sta “cercando partner internazionali per lo sviluppo congiunto “ del programma Tempest, Onodera ha indicato che sono previste ulteriori discussioni future..

“Per quanto riguarda il modo in cui la strategia recentemente annunciata dal Regno Unito inciderà sulla possibilità di un progetto congiunto tra Giappone e Regno Unito, speriamo che attraverso discussioni e scambi di opinioni con il Regno Unito troveremo un’intesa”, ha detto il ministro.

Parlando con Jane’s il 25 luglio scorso un portavoce della ATD (Acquisition Technology and Logistics Agency) del MoD ha confermato che una “società del Regno Unito” (sottointesa BAE Systems) ha già risposto alla richiesta di informazioni giapponese circa le tecnologie del futuro aereo da combattimento e che potrebbero supportare il programma di sostituzione F-2. Richieste a cui hanno già risposto aziende Usa quali Lockheed Martin, Boeing e Northrop Grumman.


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Re: Il programma Tempest

Messaggio da Phant » 8 settembre 2018, 2:16

Analisidifesa.it ha scritto:
Il programma Tempest

Circa 2 miliardi di sterline pari a circa 2,6 miliardi di euro sono stati destinati dalla Strategic Defense and Security Review del 2015 per lo sviluppo tecnologico associato ad una futura piattaforma aerea e circa 50-60 programmi di dimostrazione tecnologica sono previsti nei prossimi anni. Alcuni di questi programmi saranno sostenuti economicamente dall’industria, altri condivisi al 50% con il Governo.

Poiché tale investimento rappresenta soltanto una frazione dei fondi necessari allo sviluppo di una nuova piattaforma aerea, come viene indicato in più parti del documento sulla ‘Combat Air Strategy’, la Gran Bretagna guarda ad altri partner o partnership internazionali per lo sviluppo della nuova piattaforma, come meglio approfondiremo oltre.

“Uno sviluppo e partenariato internazionale nel settore dei sistemi aerei da combattimento è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi posti a livello nazionale e per la gestione dei relativi costi”, indica specificatamente il documento. Nonostante la consapevolezza che sia necessaria un programma partecipato anche se a leadership nazionale, in occasione del salone e nell’ambito del documento sulla ‘Combat Air Strategy’ è stato evidenziata una tempistica del programma particolarmente aggressiva.

Il Ministro della Difesa britannico vuole stabilire un ‘business case’ per il programma da fissarsi entro la fine del 2018. Dovrà seguire una serrata serie d’incontri con partner internazionali, la cui valutazione iniziale delle rispettive opzioni di collaborazione dovrebbe essere completata entro l’estate del 2019, mentre entro la fine dello stesso anno dovranno essere affinati i requisiti operativi per definire le capacità e le possibilità di collaborazione.

Tale attività consentirà al Ministero della Difesa di confermare entro al fine del 2020 le capacità richieste, l’approccio di partenariato, costi e tempistiche del programma, mentre la decisione finale sugli investimenti dovrà arrivare nel 2025, affinché il nuovo velivolo potrà affiancare e volare insieme alle piattaforme Lockheed Martin F-35 ed Eurofighter Typhoon nel 2035.

La costituzione del Team Tempest, comprendente il Ministero della Difesa, il Rapid Capability Office (RCO) della RAF ed i partner industriali comprendenti BAE Systems, Rolls-Royce, Leonardo UK e MBDA, è stato annunciato soltanto lo scorso aprile, ma l’industria britannica sta lavorando sulle tecnologie associate ad un futuro velivolo da combattimento da oltre due anni, nell’ambito del Future Combat Air System Technology Initiative (FCAS TI).

Il mock-up a grandezza naturale che è stato presentato al salone ed a forze aeree di paesi alleati ed amici (fra cui Svezia e Giappone) potenzialmente interessati nel corso dell’International Air Tattoo 2018, raffigura un velivolo stealth di grandi dimensioni, bimotore con ala quasi a delta eccetto che per il bordo d’uscita disegnato per mantenere la segnatura stealth ed impennaggi di coda inclinati verso l’esterno.

Sebbene il disegno del simulacro non può considerarsi definitivo, secondo quanto divulgato e rappresentato in un ampio pannello esplicativo, il velivolo potrebbe essere pilotato o non pilotato, con sistema propulsivo di nuova generazione ad architettura con ciclo variabile, prese d’aria con condotti completamente schermati e sistema di controllo della spinta, abbinato ad un innovativo e potente sistema per la produzione elettrica destinato ad assicurare il funzionamento dei nuovi sistemi di bordo e d’arma in particolare quelli ad energia diretta.

A questi s’aggiunge un cockpit senza display e strumentazione di backup che sfrutta, come meglio vedremo, la realtà aumentata e le capacità di rappresentazione delle informazioni di missione e gestione dei sistemi di bordo attraverso il sistema di visualizzazione montato sul casco ed il movimento delle mani, in aggiunta ai comandi integrati di volo (compresi quelli vocali) per gestire l’intera missione. Secondo quanto dichiarato dal Air Strategy Director di BAE Systems Michael Christie, le dimensioni e la configurazione del simulacro sono dettate dalla necessità di ospitare una baia di grandi dimensioni per il carico pagante, sia che si tratti di armamento, sensori o carburante addizionale.

Una delle illustrazioni sul pannello esplicativo presentava una baia in grado di alloggiare mini-droni da poter essere lanciati ed operare in sciame come meglio vedremo. In aggiunta all’armamento iniziale fornito da MBDA e rappresentato dal missile a lungo raggio con sensore attivo Meteor ed il munizionamento stand-off di ridotte dimensioni e capacità d’ingaggio ognitempo SPEAR (Selective Precision Effects At Range) Capability o Cap 3, la nuova piattaforma è stata concepita per impiegare in futuro missili ipersonici e sistemi d’arma ad energia diretta.

Come già anticipato nell’ambito dell’iniziativa del Ministero della Difesa britannico FCAS IT e grazie ai diversi programmi dimostrativi compresi quelli nel settore dell’intelligenza artificiale, dei velivoli senza pilota e quelli legati allo sviluppo e dimostrazione di cockpit intelligenti basati su sistemi di visualizzazione delle informazioni montati su casco e realtà aumentata, sistema di missione ad architettura aperta (in corso di sviluppo insieme alle altre principali industrie britanniche di settore fra cui Leonardo) nell’ambito del programma Pyramid, in aggiunta alla sperimentazione di materiali avanzati, nuove tecniche e strumenti per la costruzione dei velivoli da combattimento, BAE Systems ha portato avanti e mantenuto nel tempo le capacità per sviluppare nuovi velivoli da combattimento, che potrà travasare e sfruttare per il programma Tempest.

Quest’ultimo rappresenta per Rolls Royce l’opportunità per implementare la completa gamma di tecnologie per i futuri velivoli da combattimento oggi in fase di sviluppo da parte del gruppo. Così come sono stati concepiti i futuri sistemi propulsivi in fase di sviluppo da parte dei costruttori motoristici americani General Electric e Pratt & Whitney e come sta studiando il gruppo MTU Aero Engines, il sistema propulsivo prescelto presenta un’architettura a ciclo variabile che consente di ottenere elevate capacità in combattimento ed al tempo stesso di passare ad un consumo ridotto di carburante per estenderne il raggio d’azione ed ottenere un’autonomia maggiorata.

Secondo Rolls Royce, il Tempest sarà equipaggiato con quello che viene definito un “futuro sistema di propulsione e generazione” che rappresenterà un’evoluzione non solo in termini di spinta, in quanto avrà una densità di potenza maggiore rispetto ai motori di oggi, ma anche in termini di generazione di energia elettrica

iò al fine di poter imbarcare sistemi ad energia diretta o armi laser e soddisfare i requisiti presenti e futuri in termini di guerra elettronica anche attraverso le aperture conformal del futuro sistema radar a scansione elettronica attiva ed altri sensori sia attivi che passivi. Un’altra caratteristica fondamentale sarà la gestione della segnatura termica grazie a specifici condotti d’aria che ridurranno la temperatura complessiva del sistema ed i gas di scarico.

A questi s’aggiungono sistemi di nuova generazione per l’ispezione ed il controllo manutentivo attraverso robot miniaturizzati e strumenti basati su fibre ottiche intelligenti in grado d’inserirsi all’interno del motore. “Quale campione nazionale per la Gran Bretagna nel settore dell’elettronica avanzata per la difesa, siamo orgogliosi di far parte del Team Tempest.

L’attività che abbiamo condotto con programmi R&D quali il FOAS ed il FCAS ha permesso di sviluppare in modo significativo le nostre conoscenze riguardo la complessità dell’elettronica richiesta dai futuri scenario di combattimento aereo, consentendoci di essere pronti a sostenere le future richieste della RAF”, ha detto Norman Bone, presidente e direttore generale di Leonardo UK. Quest’ultima ha lavorato con il Ministero della Difesa sul programma FCAS IT dal 2012, ed ancora prima con il programma FOAS, sviluppando concetti per la futura generazione di tecnologie per sensori e sistemi per le comunicazioni.

Il ruolo di Leonardo

Nell’ambito del Team Tempest, Leonardo maturerà le tecnologiche critiche per fornire la nuova generazione di sensori e sistemi di comunicazione in parallelo all’avanzata architettura di sistema cosiddetta ‘aperta’ che consentirà di raggiungere un nuovo livello d’integrazione per quanto riguarda l’impiego dei sensori nell’ambito di un sistema operativo. Leonardo provvederà a far maturare le tecnologie richieste attraverso un approccio sistematico comprendente studi di fattibilità, test di laboratorio ed ai banchi di prova.

In particolare, Leonardo è uno dei principali attori del programma gestito dall’RCO della RAF e chiamato Pyramid che ha lo scopo di sviluppare un’architettura di sistema cosiddetta aperta per le future piattaforme aeronautiche quali il programma Tempest. Sempre più complesso e costoso, il software dei sistemi di missione deve adattarsi alle sfide delle minacce sempre in evoluzione ed alla richiesta di nuove capacità. Il programma Pyramid è destinato allo sviluppo di architettura di sistema di missione ‘aperta e riutilizzabile’ unitamente ad una suite di componenti software riutilizzabili. Tale approccio consentirà il riutilizzo sistematico del software, riducendone i costi di sviluppo e supporto ed i tempi necessari all’implementazione delle nuove capacità, assicurando al contempo una più elevata interoperabilità fra i sistemi.

Tale approccio consentirà inoltre ai partner o ai clienti export di integrare velocemente e senza difficoltà i propri sistemi di missione. Secondo quanto dichiarato da Leonardo, le principali capacità che verranno dimostrate includono le architetture integrate di sensori multibanda e per la protezione della piattaforma e la fusione delle rispettive informazioni, tecnologie avanzate per la sensoristica elettro-ottica/infrarosso e per i sensori radar multifunzione, a cui s’aggiungono capacità complete nel settore della guerra elettronica ed una robusta capacità ad ampio spettro nel settore delle comunicazioni.

Leonardo UK ha un’ampia esperienza nel settore dei radar, comunicazioni ed IFF, sensori elettro-ottici e per la guerra elettronica e della loro integrazione su di un’ampia gamma di piattaforme maturata grazie ad importanti programmi multinazionali quali i velivoli da combattimento Tornado, Typhoon e Gripen E, oltre ad una serie di programmi nazionali ed internazionali.

La partecipazione internazionale al Programma Tempest

Come evidenziato dal documento programmatico ‘Air Combat Strategy’ del Ministero della Difesa britannico, la Gran Bretagna non può portare a maturazione e quindi sviluppare e produrre il velivolo di sesta generazione senza sviluppare partnership a livello internazionali. In tale ambito, analisti e rappresentanti industriali europei hanno avanzato la possibilità che la presentazione del programma Tempest rappresenti una posizione da cui entrare nel programma franco-tedesco a guida francese per un nuovo velivolo da combattimento con un maggior peso. Secondo quanto dichiarato dal CEO di Airbus Defense and Space, Dirk Hole, la realizzazione di due nuovi velivoli da combattimento a livello europeo non sarebbe sostenibile dall’industria e dai paesi europei interessati.

A tale affermazione si aggiunge quella del CEO del gruppo Airbus che ha avanzato l’ipotesi di un nuovo consorzio al pari di quello che è stato fatto con MBDA nel settore degli armamenti. A parte il dossier legato alla Brexit ed alle relative trattative fra la Gran Bretagna e l’Unione Europea, il Regno Unito e la propria industria aeronautica stanno cercando, mantenendo la leadership del programma, sbocchi di collaborazione sul mercato dell’esportazione, dove BAE Systems sta cooperando con l’industria turca per lo sviluppo di un velivolo da combattimento indigeno mentre in Giappone, con il quale ha instaurato accordi governativi nel campo della Difesa offrendo e partecipando allo sviluppo di un nuovo sistema d’arma aria-aria a lunga portata basato sul missile paneuropeo MBDA Meteor, di cui parleremo oltre, ha risposto alle richieste d’informazioni (RfI) emesse dal locale Ministero della Difesa per lo sviluppo di un nuovo velivolo da combattimento.

Nel corso del salone sono stati avviati incontri anche con l’USAF ed il Dipartimento della Difesa americano, in vista di un’ipotetica convergenza sui requisiti e capacità del programma per l’aeronautica americana denominato Next Generation Air Dominance and Penetrating Counter-Air, per un velivolo di nuova generazione.

Secondo quanto emergerebbe, il Ministero della difesa britannico e la RAF hanno affermato di essere più avanti rispetto al programma franco-tedesco, con divergenza di requisiti ed entrata in servizio anticipata rispetto alla nuova macchina continentale. Per questi motivi e la volontà di mantenere una leadership complessiva, analisti nazionali hanno evidenziato la possibilità di partnership con un altro paese rappresentato dall’Arabia Saudita a cui la Gran Bretagna, nell’ambito della futura visione dell’industria nazionale, ha proposto la produzione locale dell’addestratore Hawk.

Le ampie finanze dell’Arabia Saudita rappresenterebbero un’importante punto di partenza, ma altri fattori devono essere tenuti in considerazione, come il trasferimento di tecnologie classificate che per la Gran Bretagna, come per altri paesi, rappresentano qualcosa di irrinunciabile.

Anche l’Italia nel Programma Tempest?

Se la Gran Bretagna guarda a partnership internazionali per portare a termine il proprio ambizioso progetto, una delle Nazioni che potrebbero avere interesse alla partecipazione al programma è l’Italia.

L’importante contributo di Leonardo UK alla realizzazione del programma Tempest è già stato evidenziato e come affermato dal suo CEO Alessandro Profumo, “Leonardo ambisce a essere nel cuore dei programmi di difesa in Europa e guarda a questa iniziativa nel Regno Unito, nata con in mente la prospettiva di ulteriori future collaborazioni internazionali, come ad un programma che andando avanti potrebbe includere le Forze Aeree Italiane”.

Nel corso del salone di Farnborough 2018, e dell’incontro bilaterale fra i Ministeri della Difesa britannico ed italiano, quest’ultimo in visita ai padiglioni ed agli stand dell’industria italiana, hanno siglato una dichiarazione d’intenti (head of agreement) per rafforzare ulteriormente la partnership a livello strategico tra i due Paesi, nel settore militare e dell’industria di settore.

Entrambi i paesi dispongono dei medesimi velivoli da combattimento per il prossimo e medio futuro, rappresentati dal Typhoon e dall’F-35, anche se le più ridotte capacità finanziare e dictat non-potenzialmente offensivi per le capacità delle Forze Armate Italiane, rendono più complicato offrire un forte contributo alla roadmap evolutiva dei due velivoli.

Tale incapacità e l’interesse a non perdere il treno con la Gran Bretagna, Brexit e Comunione Europea permettendo, potrebbe influire sulla partecipazione dell’Italia ed in particolare potrebbe portare ad una posticipazione o eventualmente tagli del programma d’acquisizione dell’F-35 per consentire la disponibilità economica necessaria a contribuire al programma Tempest, anche se le spinte verso una difesa ed industria più europeistica, potrebbero influire e mantenere l’attenzione per il programma franco-tedesco, nel caso in cui vi fossero possibilità di manovrare e forte contributo italiano al progetto.


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Re: Il programma Tempest

Messaggio da Phant » 18 settembre 2018, 1:50

Analisidifesa.it ha scritto:
Tempest, riscatto (anche) europeo

Tornado, Tifone, e poi il caccia sperimentale “unmanned” Taranis, nome del dio celtico del tuono. I Britannici quando decidono come chiamare un nuovo aereo da combattimento pensano sempre alle furie della meteorologia, forse per farli sembrare più “cattivi”.

Per il loro nuovo caccia stealth di sesta generazione Tempest, stesso nome del velivolo concepito per la guerra aerea degli anni 40 (nella foto sotto), la tradizione è stata rispettata, segno che anche stavolta ci saranno lampi e tuoni.

E Brexit o meno, si fa sul serio. Intanto, l’aereo da combattimento che, a (parziale) sorpresa la Gran Bretagna ha presentato a luglio al Salone di Farnborugh sotto forma di un simulacro in grandezza naturale, rischia di creare forti turbolenze nell’industria aerospaziale europea proprio là dove negli ultimi anni è rimasta più indietro, ossia negli aeroplani da combattimento con equipaggio a bordo.

Il nuovo programma creerà nuove contrapposizioni se non persino lacerazioni proprio nel momento in cui gli attori principali della UE cercano di avviare iniziative partecipate capaci di dare senso all’idea di una difesa comune continentale, condotta con assetti di concezione e produzione rigorosamente europea.

E’ comunque un nuovo passo avanti verso il riscatto dell’industria aeronautica al di qua dell’Atlantico nel settore più eccellente e strategico, dopo aver voluto e in parte dovuto subire negli ultimi cinque lustri l’iniziativa d’oltre Oceano.

La cosa un po’ paradossale è che a proporre concretamente questo riscatto sia un pezzo d’Europa che se ne sta andando per i fatti suoi.

I due miliardi di sterline stanziati dal Governo di Theresa May per cominciare a buttar giù qualcosa del Tempest di qui al 2025, non sono neppure l’aperitivo del banchetto luculliano che si consumerà attorno a un programma che per ora è solo assertivamente, orgogliosamente britannico, costituendo il pilastro della nuova Combat Air Strategy d’oltre Manica, basata – con l’apporto dell’F-35, il cui fabbisogno però potrebbe ridursi – su sistemi d’arma e tecnologie il più possibile British, compreso un sistema di navigazione satellitare alternativo al Galileo europeo, nel solco delle iniziative legate alla Brexit.

Per arrivare al dessert, completati sviluppo e dimostrazione di capacità e nuove tecnologie (oggi in buona parte ancora largamente immature), che se va bene avranno moltiplicato almeno per 10 quei due miliardi, il Ministry of Defence dovrà contare sull’aiuto finanziario e l’expertise di un certo numero di partner.

Partner che è presto per dire se saranno davvero tali (con i costi e benefici connessi, come nei programmi Tornado ed Eurofighter), o più semplici ancorché importanti fornitori di elementi. L’analista Robert Aboulafia si è spinto a immaginare l’Arabia Saudita come alleato decisivo, tanto sul fronte della condivisione dei costi quanto su quello commerciale, con gli effetti geopolitici nell’area mediorientale che si possono immaginare.

In ogni caso non dovremo sforare tempi e risorse, giuravano al salone londinese i vertici dell’industria d’oltre Manica e della stessa Royal Air Force, ma consegnare aeroplani ai costi e dalle prestazioni attese nei tempi stabiliti. Traduzione: non vogliamo, non dobbiamo finire come il Joint Strike Fighter statunitense. Bella e sacrosanta speranza. Auguri di cuore.

E’ un addio (momentaneo) agli UCAV europei?

Vediamo di esaminare la questione prima da una prospettiva governativo-industriale, poi da quella militare. Incasinatissima (si passi il termine) la prima per l’infinità di variabili in gioco e le incognite che questa mossa a sorpresa suscita nel pieno della Brexit, anche nella stessa Gran Bretagna, dove vari analisti (soprattutto vicini al Labour) ritengono che il progetto abbia più significato politico che “reale sostanza tecnologico-aeronautica”. Più definita la seconda, anche se non mancano pure qui dubbi e perplessità.

Comunque sia, stufa forse di duettare da sei anni con Parigi attorno al programma bi-nazionale per un UCAV avanzato da combattimento che non sapeva bene dove la portasse, pur trattandosi del perno d’un programma strategico per le due sponde della Manica, quel Future Air Combat System (FCAS) lanciato in pompa magna da Nicolas Sarkozy e David Cameron, Londra ha voltato pagina.

Dapprima, non lasciando trapelare granché, ha fatto aprire al Ministry of Defence un Permanent Rapid Capabilities Office, un dipartimento all’interno della Royal Air Force con l’incarico di studiare con agilità progetti classificati.

Poi, al suo interno ha creato un “Team Tempest”, con la stessa BAE Systems, MBDA UK per l’armamento, Leonardo MW (Marconi Westland) per avionica e sensoristica in generale, e Rolls-Royce per la propulsione. Le quattro società, una per ciascuna delle quattro componenti-base del velivolo, sono legate da un primo contratto di studio della durata di due anni, estensibile fino alla data limite (per ora) del 2025, sottoscrivendo documenti sui concetti e una prima serie di requisiti dichiarati assolutamente “for uk eyes only”.

Nessun’altra azienda non britannica potrà visionarli, almeno per un po’. Quindi neppure la capogruppo italiana Leonardo Company.

Fra i progetti gestiti dal PRCO figurerebbe una nuova classe di piccoli UCAV low-cost aviolanciabili ed eventualmente “spendibili” che il Tempest come pure piattaforme non da combattimento dovrebbero gestire nelle missioni più complesse.

Caccia di sesta generazione o secondo alcuni puristi di “quinta ++”, il Tempest, come vuole una prassi forse più modaiola che basata su credibili concretezze, viene annunciato come velivolo pilotato da bordo “oppure opzionalmente manned”; come diremo più avanti, è peraltro un po’ difficile immaginare un grosso caccia bimotore (comunque) equipaggiato di tutto punto e con costi operativi tipicamente elevati in veste di velivolo senza pilota a bordo – a meno di non specializzarne fortemente pochi esemplari come piattaforme “eccellenti” da guerra elettronica.

Questo non significa che la Gran Bretagna, per un futuro peraltro ora verosimilmente ancora più lontano di quello che attende il nuovo caccia, rinunci a un vero UCAV sullo stile di quello immaginato coi Francesi. Di certo, la “tempesta” scatenata oltre Manica obbliga a ripensare i piani europei dei velivoli unmanned votati all’attacco al suolo al combattimento aria-aria e al jammg, che finora hanno dato luogo solo a due velivoli sperimentali, il Neuron di Dassault (con la partecipazione dell’Italia) e il Taranis dei BAES. Dimostratori dal futuro ora ancora più incerto.

“Nostalgia” del B.E. Lightning e del H.S. Buccaneer

Ma vediamo le varie posizioni. Con il caccia multiruolo Tempest, primo aereo da combattimento stealth europeo, British Aerospace Systems si lancia in un’impresa enorme, qualcuno dice superiore alle sue forze: i forzieri di Sua Maestà hanno conosciuto tempi migliori e sulle vicende della Brexit non splende certo il sole.

BAE Systems è forte di 2.500 società che danno lavoro a 128.000 persone, 26.000 delle quali dedicate a ricerca e sviluppo; il giro d’affari complessivo è di 33,5 miliardi di sterline, 37,3 miliardi di euro (con una proporzione abbastanza equivalente, Leonardo Company, società unica, ha 45.134 addetti di cui 10.000 per R&S, e ricavi per 11,5 miliardi di euro).

Dopo aver fatto la parte del leone nel Tornado e nell’Eurofighter, che considera “suoi”, British Aerospace intende mantenere la conduzione del nuovo programma (fase concettuale, formulazione di requisiti, progettazione, sviluppo e via così) anche quando lo allargasse ad altri attori, europei ma anche non.

A questi offrirà un rilascio di tecnologie graduale e consistente a seconda del loro contributo finanziario e tecnologico allo sviluppo e poi alla industrializzazione.

Un approccio non troppo dissimile da quello degli Stati Uniti col partenariato internazionale dell’F-35, con prime contractor e Pentagono registi e decisori assoluti di e su tutto, ma – prima differenza – con partecipanti infinitamente sproporzionati rispetto al gigante americano, costretti con scarsissimo potere contrattuale a mille capriole per assicurarsi lavoro e ricavi, vincolati da scelte progettuali, industriali, contrattuali e tecnico-logistico-operative non negoziabili e tali – seconda differenza -, senza il rilascio di conoscenza/gestione delle tecnologie più abilitanti, da limitare la loro sovranità sul velivolo. Sovranità che almeno nelle premesse il Tempest dovrebbe invece concedere.

Compartecipato in misura più o meno rilevante – dipenderà poi da quanti (comunque tanti) altri miliardi di sterline il Governo vorrà in parte stornare negli anni da altri impegni nella Difesa -, in definitiva col programma Tempest, giusto nel centenario della Royal Air Force, Londra torna ai tempi in cui realizzò l’intercettore Lightning di British Electric (nella foto sopra) e l’aereo da attacco Buccaneer di Hawker Siddeeley (qui sotto), società poi confluite con altre sotto il brand BAE Systems.

Le premesse ci sono: col prezioso apporto di Leonardo MW e QineticQ, ha lavorato per anni un po’ sotto traccia a un possibile sostituto del Tornado, quel Future Offensive Air System (FOAS) cancellato nel 2005 ma poi servitole per riprendere slancio nel quadro dell’intesa con Parigi, elaborando i concetti per i sistemi di comunicazione e la sensoristica necessari ai caccia della futura generazione. Anche qui, non lasciando trapelare granché, e forte di quella poca ma forse sufficiente visibilità di cui ha goduto come partner di primo livello nel Joint Strike Fighter americano.

Anche Dassault ha fatto i suoi bravi studi post-Rafale. E’ a capo del progetto franco-tedesco per un sostituto del suo multiruolo e dell’Eurofighter Typhoon, da sviluppare con la divisione Defence and Space di Airbus in veste di partner minoritario. Così è stato deciso dai rispettivi ministeri della Difesa e sancito da un accordo industriale ad aprile al salone di Berlino. Si tratta del famoso, “secondo” Future Combat Air System, che manco a dirlo per i Francesi si chiama Système de Combat Aérien Futur (in cauda venenum, tre mesi dopo Farnborough il CEO di Dassault Eric Trappier ha detto papale palale che “se gli Inglesi sviluppano un loro nuovo caccia, vuol dire che non sono contenti dell’F-35”).

Ad Airbus, cioè alla Germania, è andato in contrappeso il comando nel programma del MALE europeo. Quella che si dice una bella spartizione, con altri possibili partner a raccogliere se non proprio le briciole di due programmi pseudo-europei, di sicuro a subire senza troppa voce in capitolo strategie e decisioni di base del progetto.

Presa alla sprovvista, Airbus è ondivaga

Il Consorzio Eurofighter – di cui le stesse Airbus e BAE Systems fanno parte con le quote maggiori – per bocca del suo CEO Volker Palzto ha messo le mani avanti affermando che il previsto EF-2000 Typhoon “migliorato” con tecnologie d’avanguardia (500 i nuovi requisiti in discussione coi quattro partner) sarà il “pilastro” ideale di ogni progetto FCAS, fungendo anche da eventuale velivolo dimostratore; dimostratore che, invece, Dassault ha già in programma di sviluppare con Airbus.

Eurofighter ha due carte da giocare: un’arma negoziale per far confluire nel programma Tempest a guida britannica gli altri partner tedesco, spagnolo e italiano; e un motore che vanta un ottimo potenziale di crescita, vale a dire lo stesso Eurojet EJ-200 del Typhoon ma con spinta aumentata del 15-20 per cento, pronto presumibilmente prima di quello definitivo, a ciclo variabile e principalmente made in Rolls-Royce.

Un motore adottabile dal velivolo dimostratore se non addirittura sui primi Tempest, nel caso – più che probabile quando si parla di turbogetti di nuova generazione – quello a ciclo variabile tardasse, viste anche le implicazioni con la stealthness del velivolo. L’opzione “motore provvisorio poi motore definitivo” obbligherebbe evidentemente a progettare unabaia motori e predisposizioni per gli impianti idonee a entrambi.

Airbus appare quantomeno ondivaga. Il capo in testa Tom Enders prima ha fatto sapere che il FCAS franco-tedesco non verrà in alcun modo colpito dalle grandinate di quello britannico, negando allo stesso tempo l’ipotesi di un matrimonio fra la divisione militare del consorzio europeo, che è nella UE, e la “fuoriuscita” BAE Systems (un progetto già fallito anni addietro), che finirebbe con l’avere Dassault come terzo incomodo.

Poi, richiamandosi all’Europa unita nella Difesa, ha ammonito sul rischio che si ripeta il passato – con due, anzi col Gripen tre diversi caccia europei – auspicando che in futuro l’Unione Europea disponga di unico aereo da combattimento di nuova generazione, non fosse altro per mettere in uno stesso paniere gli ingenti capitali necessari allo sviluppo. Un’ipotesi questa peraltro lontana dai suoi auspici, con una collaborazione trinazionale Francia-Germania-Gran Bretagna a dividersi il 33 per cento del programma ma con almeno Parigi e Londra lasciati a rosicare per aver perso il ruolo di leadership.

Leonardo. Come s’è detto nel Team Tempest figura la branca britannica dedicata all’elettronica della capogruppo italiana, che ha una sua divisione votata ai sistemi per elettronica, difesa e sistemi di sicurezza. Settori di Leonardo che a breve potrebbero conoscere riassetti fra Londra e Roma con nuovi share di attività e conseguenti nuove partite economiche. Leonardo MW da un lato porta vantaggi economici (fatturato) alla capofila romana, ma dall’altro mantiene la proprietà intellettuale di ciò che sviluppa, produce e vende, con 7.000 addetti (più 25.000 dell’indotto) sparsi in sei stabilimenti.

Fattura 2 miliardi di sterline ed esporta per 1,3 (non è del tutto chiaro perché nei suoi documenti ufficiali dichiari di “contribuire significativamente in tal modo all’economia britannica e al suo riequilibrio”). La collaborazione col ramo italiano c’è, ma le due “Leonardo elettroniche” hanno governance separate e mercati in parte differenti. In conclusione, sostenere che anche l’Italia ha già un piede nel programma Tempest è quantomeno una mezza verità.

Quanto alla parte restante di Leonardo, prima e dopo il Salone londinese almeno a livello ufficiale non aveva ancora stabilito contatti diretti con il Team Tempest, anche se al Sole 24 Ore il capo di Leonardo MW Norman Bone (nella foto sopra) ha dichiarato che con gli Italiani “ci sono già stati alcuni briefing”.

E’ più che evidente che anche la Divisione Velivoli potrebbe prendere parte all’avventura, perpetuando una tradizione industriale che ha visto l’Italia partecipare con profitto e continua crescita tecnologica ai vari programmi aeronautici europei. Vedremo come andrà a finire (a cominciare (partecipazione col 23 per cento all’umnanned europeo MALE a parte) dalla strada che prenderanno i denari che il ministro della Difesa vuole drenare dal procurement dell’F-35 per destinarli a collaborazioni europee.

E veniamo al possibile/indispensabile partenariato che BAE Systems conta di mettere in piedi già a partire dall’estate 2019. Svezia e Giappone (oltre forse alla già citata Arabia Saudita) sono in pole position, anche se impegnate entrambe (soprattutto il Giappone) in programmi nazionali per altrettanti caccia di quinta generazione. Tokyo è già oggetto da tempo di un corteggiamento da parte di BAE Systems, che ha promesso di aiutarla a sviluppare il suo F-3.

Lo stesso sta facendo l’americana Lockheed Martin: si è offerta di occuparsi di quel programma (pensa a un “ibrido” F-22/F-35, proposto un paio di settimane fa alla stessa US Air Force) “lasciando” che il Giappone se ne prenda il 51 per cento.

Dalla sua la Gran Bretagna, che tra l’altro ha un piede anche nel programma turco del TF-X (se si farà), è la sola a poter vantare le capacità politico-diplomatiche necessarie a far convergere vari progetti su un unico programma, il suo. Né, almeno al momento, è lecito ipotizzare un (nuovo, e quanto ancora limitante?) accordo con gli Stati Uniti, alle prese con i progetti per i futuri caccia di sesta generazione di USAF e US Navy. Una nuova intesa transatlantica finirebbe per tradire in qualche modo il senso e gli scopi della nuova Combat Air Strategy britannica di cui il Tempest è figlio.

Unmanned forse sì, forse no

E veniamo all’aspetto militare, tecnico e operativo. Parlavamo di caccia manned e/oppure unmanned. Quel “oppure”, almeno per ora, appare più “markettaro” che fondato su requisiti, architetture sistemistiche e capacità reali, in gran parte ancora da sondare e i cui tempi di maturazione sono tutti da misurare.

Almeno qui in Europa, perché al di là dell’Atlantico stanno studiando le dinamiche dei rapporti pastore-gregge già da tempo, e con qualche primo risultato concreto, o perlomeno con ipotesi di lavoro traducibili in realtà senza troppi sforzi.

La più singolare vedrebbe i caccia delle nuove generazioni gestire nelle fasi conclusive della missione aerei della quarta generazione (gli F-16 più obsoleti fra tutti) trasformati in UCAV. I primi esperimenti oltre Atlantico sono attesi a breve, ma qualcosa si muove anche in Europa, manco a dirlo proprio in casa BAE Systems.

Il mock-up di Farnborough, rassomigliante per alcuni versi a quello del Replica, simulacro di caccia stealth sottoposto in Gran Bretagna vari anni fa a test sulla riduzione della traccia radar, propone un bireattore di grandi proporzioni della stessa classe del russo Su-57 e del cinese J-20.

La notevole mole fa supporre un velivolo da superiorità aerea dotato di range e carico bellico ragguardevoli (nelle consuete baie interne), capace quindi di condurre attacchi in profondità (Offensive Counter Air, OCA) e da notevoli distanze con l’impiego anche dell’“ultimo rirovato”, il missile ipersonico. Caccia multiruolo, il Tempest avrà capacità aria-aria tanto Beyhond Visual Range quanto Within (o Close) Visual Range. In quest’ultimo caso la sfida si gioca nel campo dell’aerodinamica e della conservazione/recupero di energia grazie a un più che buon rapporto spinta/peso.

Fattori determinanti, questi, per ottenere l’agilità richiesta nel combattimento ravvicinato (dove il delta-canard Eurofghter eccelle), da condurre impiegando oltre ai missili a corto raggio anche armi a energia diretta. Secondo vari esperi, tuttavia, l’impostazione aerodinamica vista sul simulacro – ala a notevole angolo di freccia sul bordo d’attacco e freccia “spezzata” su quello d’uscita, unita a un doppio impennaggio a farfalla di dimensioni ridotte, utile assieme a quella “freccia spezzata” a ottenere notevoli doti di bassa osservabilità, in parte però compromessa dall’assenza delle tipiche prese d’aria stealth “Divertless Supersonic Inlet” -, mal si concilierebbe con le doti di maneggevolezza richieste proprio nell’impiego di laser “sparati” fulmineamente ed entro il maggior arco di ingaggio possibile. Vedremo se il software dei comandi di volo del Tempest saprà ovviare – se del caso, beninteso – a questa apparente inconciliabilità. Interessante poi il fatto che il tettuccio dell’abitacolo riprenda la geometria tradizionale “a goccia” dei caccia delle generazioni precedenti, dando al pilota anche la sempre gradita visibilità posteriore nel dogfight in parte compromessa dal canopy del JSF.

Il nodo (anche politico) dell’interoperabilità

Il software. Contrariamente al Joint Strike Fighter americano, il Tempest avrà un’architettura di sistema di tipo aperto, per facilitare attraverso modalità “plug-and-play” e “role-fit” (adattamenti a seconda della missione) l’installazione di sempre nuovi sistemi e funzionalità; fra i primi, sensori multi direzionali di nuova generazione, e fra le seconde una sensor fusion senza precedenti.

E’ altamente auspicabile che il nuovo caccia britannico non segua la strada imboccata dall’F-35, che per una molteplicità di fattori perlopiù negativi ha percorso un lunghissimo calvario (non ancora terminato) per garantire con infiniti aggiustamenti software/hardware le capacità promesse, e con ulteriori aggravi in termini di tempo/costo dovuti alla prematura obsolescenza di alcuni sistemi.

Un approccio (negativo per l’utilizzatore ma altamente remunerativo per il costruttore) peraltro inevitabile e/o giustificato nell’aereo da attacco statunitense dal diabolico binomio complessità-tempi di sviluppo e validazione, e al quale anche BAE Systems e compagni almeno per taluni versi verosimilmente faticheranno a sottrarsi.

Come un “moltiplicatore di forza”, che interagisce con una vasta gamma di altre piattaforme e servizi militari e civili in tutti i settori aerei, terrestri, marittimi, spaziali e cibernetici, il nuovo caccia eserciterà il comando e controllo su altri sistemi basandosi su sistemi di comunicazione particolarmente avanzati, e garantendo una comprensione rapida ed efficace dell’area di combattimento. Farà largo ricorso all’intelligenza artificiale, adottando un’avionica che come nell’F-35 troverà il fulcro di capacità e prestazioni nel casco del pilota.

Tecniche di produzione avanzate (uso esteso della robotica, impiego di nuovi materiali anche per la gestione termica) avranno un ruolo significativo nel ridurre il costo di produzione unitario e costituiranno un fattore chiave per la flessibilità e l’aggiornabilità. La robotica sarà utilizzata anche nelle attività di supporto tecnico. Nulla è stato ancora specificato in termini di logistica generale; dipenderà molto dai volumi di produzione. I conteggi sono assolutamente prematuri, ma tanto per dare un’idea, per il loro FCAS Francia e Germania hanno dichiarato di stimare un fabbisogno comune di 500-600 esemplari. Poi ci saranno le forze aeree dei Governi e delle industrie che eventualmente si unissero ai due programmi, ma qui è davvero impossibile fare anche solo delle previsioni sommarie.

I costi. Anche qui il vuoto più assoluto, com’è naturale. Annunciando il Tempest BAE Systems ha fatto sapere che “nel corso degli anni il programma Typhoon dovrebbe generare entrate di 28,2 miliardi di sterline da un investimento governativo iniziale di 15,2”.

Difficilissimo avere dati chiari e sinceri su come è andata e andrà ancora per l’Italia il programma Eurofighter. Per avere anche solo una vaga idea del “costo di programma” del caccia che lo sostituirà, quello che l’acquirente mette a budget, bisognerà aspettare almeno fino alla fine degli Anni 20. Per allora si saranno chiarite le dinamiche dei due scenari possibili, e cioè quello di un programma ancora “soprattutto britannico”, o quello di un consistente allargamento a partner investitori. Se Svezia, Giappone, magari anche la Turchia e altri ancora salissero sul carro del Tempest, mandando così in soffitta (almeno Tokyo e Ankara) i rispettivi progetti nazionali, e se poi (il “se” più grande) questo si fondesse nel FCAS franco-tedesco, nel migliore dei mondi possibili ossia non duplicando all’infinito le linee di assemblaggio, i volumi di produzione sarebbero tali da ottenere “costi di programma” in misura accettabile. Nell’ipotesi contraria, diverrebbero proibitivi.

Londra dovrà mettere in campo la massima interoperabilità del suo caccia con gli assetti aerei d’oltre Atlantico, ma più in particolare con tutti i velivoli da combattimento anche di generazione 4++ ancora in servizio almeno della NATO all’alba degli Anni 40. Il 17 luglio, il giorno dopo il disvelamento del simulacro e delle linee generali del programma, l’Air Force americana si è subito affrettata ad auspicare, anzi, a richiedere la massima interoperabilità fra il Tempest e i suoi aeroplani.

Il sottosegretario Matthew Donovan ha dichiarato che “la cosa più importante quando un alleato realizza una piattaforma critica dal punto di vista di un’operazione congiunta (testualmente “allied fight”), è l’interoperabilità”.

Ma ancora più dirette e per certi versi sorprendenti sono state le parole di Will Roper, Sottosegretario per il procurement, le tecnologie e la logistica dell’Air Force: “Non possiamo realizzare la (nostra; ndr) National Defense Strategy da soli. Dobbiamo essere in grado non solo di combattere con i nostri alleati, ma anche di realizzare delle cose con loro”.

Espresso così, il concetto fa un po’ a pugni con quello che hanno in mente (alcuni) governi e (tutte) le maggiori industrie aeronautiche europee sviluppando prodotti avanzati capaci di affrancare il Vecchio Continente dalle forniture dell’Alleato. Il quale forse non è più – nella frase coniata già 20 anni fa dal Segretario di Stato Madeleine Albright – la “nazione indispensabile”.


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Re: Il programma Tempest

Messaggio da Phant » 12 settembre 2019, 2:49

Analisidifesa.it ha scritto:
L’Italia aderisce al programma britannico per il caccia Tempest

Adesso è ufficiale: dopo la Svezia (che però ha firmato un Memorandum of Understanding, non una semplice Dichiarazione d’Intenti) anche l’Italia aderisce al programma britannico Tempest per la costruzione di un caccia multi-ruolo di sesta generazione. Oggi, a Londra, la firma di una dichiarazione d’intenti per collaborare al programma tra i direttori degli armamenti di Italia e Gran Bretagna.

A firmare il Memorandum of Intent, in occasione del salone Dsei (Defence & security exhibition international), sono stati il generale Nicolo’ Falsaperna, Segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, e il suo omologo Simon Bollom.

La Dichiarazione d’Intenti, fa sapere la Difesa, impegna entrambi i Governi a sviluppare ulteriormente le proprie capacità nel settore ‘Combat Air’ ma non contiene impegni finanziari specifici, cioè non precidsa quanto denaro verrà investito da Roma per l’adesione al programma.

Essa è il risultato di un “Government feasibility study” congiunto, lanciato a seguito della pubblicazione sulla Combat Air Strategy britannica al Farnborough Air Show del luglio 2018.

“Lo studio – sottolinea la Difesa – ha portato alla conclusione che Gran Bretagna e Italia sono partner naturali nel settore del Combat Air, anche in virtù della collaborazione esistente tra la Difesa dei due Paesi e in particolar modo tra l’Aeronautica Militare e Royal Air Force che impiegano sistemi d’arma comuni, Eurofighter e F-35”.

Infatti, afferma ancora la Difesa, “grazie alle esperienze derivanti dall’impiego di tali assetti e da una visione comune su dottrina, addestramento ed esperienza operativa, è stato registrato un forte allineamento di vedute in merito alle caratteristiche necessarie ad un sistema aereo di prossima generazione”.

A ciò si aggiunge “la cinquantennale esperienza di collaborazione che le due Nazioni hanno maturato nello sviluppo e supporto di velivoli da combattimento con i programmi Panavia Tornado ed Eurofighter”.

Entrambi i Governi hanno confermato la “comune volontà di stabilire una solida base industriale per poter sviluppare le necessarie capacità tecnologiche ed assicurare il successo del programma, esprimendo la volontà di fare affidamento sulle rispettive industrie nazionali, comprese le realtà’ industriali condivise quali Leonardo e MBDA, oltre che Avio Aero ed Elettronica”.

“L’avvio di questa importante parternship fra Italia e UK in un settore strategico quale quello dell’aerospazio, è un risultato molto positivo. Raggiunto grazie ad un lavoro efficace e concreto, e ulteriore conferma dell’eccellenza dell’industria italiana della Difesa” ha dichiarato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Charles Woodburn, Amministratore delegato del gruppo, BAE Systems ha dichiarato che “la nostra comprovata esperienza di collaborazione di successo con l’industria italiana ci rende certi che questa partnership tra le nostre due nazioni si adatta perfettamente a Tempest e dimostra lo slancio crescente dietro questo importante impegno internazionale. L’annuncio di oggi amplierà le partnership esistenti con MBDA e Leonardo, che sono al centro del nostro lavoro per liberare il pieno potenziale del Typhoon, poiché insieme sviluppiamo le future tecnologie di combattimento aereo a beneficio di entrambe le nazioni “.

L’Amministratore Delegato di Alessandro Profumo, Leonardo, ha dichiarato che “l’accordo di oggi è un prossimo passo essenziale per questo entusiasmante e strategicamente importante programma.

Come CEO di Leonardo, sono fiducioso in questa collaborazione poiché ogni giorno vedo come gli ingegneri italiani e britannici, lavorando insieme, realizzano cose incredibili. Le nostre due nazioni abbiamo una lunga e condivisa storia di successo sui programmi internazionali e crediamo che lavorare insieme su Tempest rafforzerà ulteriormente la base tecnologica, industriale e di competenze di ogni nazione per garantire la prosperità per i decenni a venire “.

Per Eric Beranger CEO di MBDA, “l’annuncio di oggi rafforza ulteriormente il contributo di MBDA al Tempest, valorizzando le eccellenze industriali offerte dalle nazioni coinvolte. In aggiunta alle capacità d’armamento futuro presentate dal Team Tempest nel corso del salone, MBDA Italia potrà contribuire con le proprie competenze sistemistiche sviluppate grazie alla decennale partecipazione a programmi multinazionali, come quello per il missile aria-aria Meteor, nonché con le competenze tecnologiche maturate nei sistemi di navigazione e guida e nella seekeristica. Si tratta di un’importante opportunità per collaborare allo sviluppo di soluzioni future”.

Enzo Benigni, Presudente e Amministratore Delegato di Elettronica ha annunciato che “Elettronica è onorata di essere, in qualità di azienda strategica nazionale, tra i firmatari dello Statement od Intent (SOI) sul Tempest che permetterà di mantenere ed accrescere competenze e opportunità per il nostro Paese in un settore così strategico. La nostra Azienda privilegia la storica e fruttuosa collaborazione con i partner governativi e industriali firmatari di questo SOI, su programmi analoghi quali Tornado ed in particolare Eurofighter e la sua evoluzione. In tal senso confidiamo che la partnership tra le due nazioni possa evolvere verso un nuovo modello di collaborazione – come evoluzione di quello EFA – nel rispetto delle sovranità tecnologiche nazionali già acquisite, e attraverso una opportuna gestione delle design authorities.”

“Siamo orgogliosi di far parte di questa collaborazione strategica che rappresenta l’opportunità unica per la nostra azienda, per il settore cui apparteniamo e per l’Italia di mettere a disposizione la propria leadership industriale attraverso lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia e competenze nel campo della propulsione aeronautica, facendo leva sul bagaglio di esperienze acquisite anche grazie al programma EJ200” dichiara Riccardo Procacci, CEO di Avio Aero.

Al Salone DSEI 2019 proprio MBDA ha fatto il punto sul programma mostrando uno spaccato di alcuni dei suoi lavori in corso come coordinatore degli armamenti all’interno del Team Tempest, evidenziando ulteriormente i vantaggi di questo nuovo approccio alla progettazione di un futuro sistema di combattimento aereo.

MBDA sta contribuendo a garantire che sistemi di armi innovativi integrino il design all’avanguardia e le nuove tecnologie della piattaforma. Questo accordo di collaborazione sta già dimostrando il potenziale per offrire miglioramenti delle capacità in una serie di missioni che hanno portato ai concetti esposti alla DSEI quest’anno.

Nel campo della Sopravvivenza in Attacco e nel Controllo dell’Aria, lavorare a stretto contatto con Leonardo e BAE Systems ha portato MBDA a sviluppare concetti per un sistema di capacità difensive hard kill (HK-DAS) in grado di tracciare, colpire e intercettare i missili in arrivo contro il Tempest in ambienti ad alta minaccia.

Sfruttando la comunanza, la modularità e il riutilizzo del concetto HK-DAS, MBDA sta esplorando lo sviluppo di un micromissile aria-terra di forma ridotta e capacità scalabile che migliorerà le prestazioni del Tempest nel ruolo di supporto aereo ravvicinato (CAS) e la persistenza in attacco.

Attingendo alla precedente esperienza di integrazione delle armi sia di MBDA sia di BAE Systems, i concetti innovativi di stiva di carico (payload bay) e lanciatore facilitano un migliore caricamento delle armi, come il Within Visual Range Air-to-Air Missile (WVRAAM).

Al di fuori dei concetti in mostra, il contributo di MBDA al sistema Open Mission PYRAMID * sta sfruttando le tecnologie sviluppate nel campo del comando e controllo della difesa aerea a terra (GBAD) (C2) per migliorare l’efficacia operativa di Tempest negli impegni aria-aria e per l’efficacia nel controllo dell’aria.

Inoltre MBDA lavora anche Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR) con Leonardo e BAE Systems in cui l’azienda missilistica europea. sta lavorando per sfruttare effettori sulla rete di sensori migliorando il quadro di consapevolezza situazionale disponibile per i piloti.

Mentre i missili di prossima generazione precedentemente esposti insieme al Tempest – il Meteor e la famiglia di armi SPEAR – saranno ottimizzati per l’impiego sul futuro sistema di combattimento aereo, MBDA è al centro della fase di progettazione del sistema sta creando un architettura sinergica tra armamenti e piattaforma per ottenere una significativa moltiplicazione della forza.

Alla base di tutto questo lavoro c’è la sfida ai processi e alle tecnologie, per fornire un cambiamento radicale nel costo, nella lunghezza e nella complessità dell’integrazione delle armi.

Chris Allam, Amministratore delegato di MBDA UK, ha dichiarato: “L’approccio di partnership fornito dal Team Tempest consentirà di migliorare i tempi, la complessità e i costi delle campagne di integrazione del sistema di armi. Essere coinvolti nello sviluppo di nuove interfacce, progetti di alloggiamenti e processi di integrazione sarà anche un fattore chiave per lo sviluppo a spirale degli effettori complementari in futuro.

Stiamo utilizzando il nostro ruolo unico in questa collaborazione per garantire che il futuro aereo da combattimento sia in grado di utilizzare appieno le armi esistenti e le armi pianificate, supportando al contempo una gamma completa di studi di progettazione del sistema che valutano lo spazio commerciale tra la futura piattaforma di combattimento e le armi del futuro”


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